COORDINAMENTO DELLE SCUOLE MEDIE DI MODENA

Per una Scuola che sa accogliere:
interventi di prevenzione contro il disagio e la dispersione scolastica











Indice

Disagio adolescenziale e disagio scolastico
La prevenzione
La scuola di oggi di fronte al disagio
IL Progetto
Obiettivi
Strumenti
Metodi e contenuti
Documentazione e formazione
Il rapporto scuola-genitori
Conclusioni:
Alcuni risultati raggiunti
Prospettive











I destinatari del progetto
Disagio adolescenziale e disagio scolastico


Con il nostro progetto abbiamo inteso rivolgerci prima di tutto ai ragazzi e alle ragazze che , di fronte alle varie prove del quotidiano – di qualsiasi tipo – risultano eccessivamente fragili, impreparati e, - anche per l’insufficienza o la totale mancanza di idonei supporti educativi – si relazionano in modo distorto con se stessi e con gli altri, sviluppando comportamenti inadeguati.

Sono i ragazzi che hanno comportamenti scorretti, che disturbano l’andamento delle lezioni, che sono fortemente demotivati. Si è partiti dalla constatazione che, se non si interviene adeguatamente, questi ragazzi rinforzano l’ottica negativa con cui guardano l’istituzione scolastica, moltiplicano gli atteggiamenti di sfida, di provocazione e di aggressività nei confronti di compagni o docenti, creano una situazione di tensione per gli altri, ma soprattutto loro stessi sono destinati ad un percorso di emarginazione non solo scolastica.

























La prevenzione

Prevenzione significa anzitutto operare a livello di cultura generale e diffusa, tra il mondo degli adulti – genitori e insegnanti – nella consapevolezza che il ragazzo in difficoltà può riuscire e deve riuscire.
Prevenzione significa mettere in comunicazione il mondo dei grandi, favorire un linguaggio comune, individuare uno stile educativo capace di accogliere e di promuovere le capacità e le personalità di ogni singolo alunno, La scuola ha il dovere di fare prevenzione perché agire su situazioni “già esplose” è quanto mai inutile e inefficace; i problemi, che ci sono, vanno affrontati per tempo prima che diventino troppo grandi o giungano ad un punto di non ritorno.
Occorre fare prevenzione perché, specialmente in un ordine di scuola dove giungono diversi alunni non scolarizzati, abbiamo a che fare con una fascia di età particolarmente esposta al disagio e alla sofferenza. Una scuola che non si pone l’obiettivo di motivare ad apprendere, di valorizzare la diversità di ciascuno, di accogliere e promuovere la diversità, di creare delle classi accoglienti, di tentare di trovare un linguaggio educativo condiviso con le famiglie, si autoesclude dalla possibilità di giocare la sfida educativa, di essere un punto di riferimento significativo per queste persone. Siamo infatti consapevoli che laddove il problema non è stato affrontato, si è giunti a situazioni di grave difficoltà in cui i comportamenti sono esplosi e gli alunni hanno maturato atteggiamenti devianti. Non bisogna attendere che i problemi si ingigantiscano o giungano al punto di non ritorno: i problemi devono essere affrontati per tempo.

















La scuola di oggi di fronte al disagio

Nell’organizzazione attuale, così come nella scuola della riforma (L.53/03), non ci pare sia fissata come prassi, nè che sia programmata un’ azione di prevenzione al disagio capace di una efficace lotta alla dispersione e all’abbandono scolastico, specialmente nei confronti dei ragazzi più problematici.

In generale, l’offerta formativa che la scuola propone funziona bene per i ragazzi che generalmente hanno già buone capacità, provengono da situazioni familiari e sociali non disagiate.
Per gli alunni con problemi di apprendimento o di motivazione ad apprendere o, ancora, con problemi di adattamento sociale, la scuola si trova spesso impotente, se non incapace di programmare interventi significativi.

La soluzione non va certo cercata nell’ambito della valutazione finale: promozione e bocciatura scolastica non hanno niente a che vedere con la promozione o la bocciatura sociale. Tutto ciò il corpo insegnante lo sa bene e con costanza ed impegno ha continuato a cercare formule o soluzioni possibili, studiando metodologie e proponendo attività accattivanti che andassero nella soluzione del disagio.
Ma le risposte individuali, pur apprezzabili, si dimostrano, in genere, poco efficaci: è nella collegialità della gestione che occorre individuare la strada per incominciare a farsi carico del problema.

Per gli alunni con problemi di apprendimento o di motivazione ad apprendere o problemi di adattamento sociale occorrono interventi mirati e specifici, con una estensione oraria curricolare o extracurricolare. Per far ciò è però necessario reperire risorse e contributi, mentre è proverbiale la mancanza di risorse che la scuola può investire per realizzare interventi mirati alla realizzazione del successo formativo.










IL PROGETTO






Il progetto si pone da subito in una prospettiva pluriennale, con interventi strutturali e obiettivi a lungo termine. Tuttavia il percorso ipotizzato prevede la necessità, e dunque la realizzazione, di interventi che portino a risultati immediati, per consentire ai ragazzi di rendersi conto dei successi conseguiti

Obiettivi

Obiettivo generale per il progetto nel suo complesso

Fornire alla rete delle scuole medie della città risorse e supporti utili a:

1. sperimentare una metodologia di intervento sul problema della dispersione scolastica e del disagio in modo da migliorare la situazione degli alunni in difficoltà e modificare di conseguenza anche la realtà complessiva delle scuole coinvolte nella sperimentazione;

2. giungere a stabilire protocolli di azione che possano essere riproposti in altre scuole della provincia e della regione e confrontati con altri tentativi eventualmente diffusi a livello nazionale































Obiettivi specifici per le singole scuole

Far in modo che nelle scuole interessate al progetto siano messe in atto azioni che, tenuto conto della specificità dell’istituto, mirino a:

1. predisporre interventi specifici per gli alunni in difficoltà;

2. ampliare l’offerta formativa in modo da creare nella scuola un’atmosfera complessiva che favorisca gli interventi specifici e prevenga il disagio;

3. ridefinire e migliorare alcuni momenti nodali dell’attività della scuola.







































Strumenti

Gli strumenti fondamentali del progetto sono: il coordinamento degli insegnanti delle scuole medie cittadine, il coordinamento dei genitori, il comitato scientifico.
Si tratta di una struttura organizzativa che negli anni si è venuta via via delineando con maggior precisione, e che vuole rispondere alle domande fondamentali di: reperire le risorse necessarie e razionalizzare l’utilizzo di quelle già esistenti, coordinarsi con altri interventi in atto nel territorio, individuare nuove risposte al problema del disagio, applicarle e verificarne l’efficacia.





























Nella figura, in sintesi, sono rappresentati questi organismi e le relazioni con le scuole e il territorio in generale.
* MEMO ossia Multicentro educativo del Comune di Modena; CSA ossia Centro Servizi Amministrativi (ex Provveditorato); “altr”i ossia tutte le realtà che sul territorio si occupano dei giovani ed in particolare di disagio giovanile. La collaborazione con questi istituti è sancita dall’ingresso nel comitato scientifico di un responsabile di uno di questi enti e dal coordinamento delle attività di intervento tra singole scuole e tutti gli istitiuti (parrocchie, polisportive, volontariato, ecc) che operano nel territorio bacino di utenza delle scuole.



Coordinamento insegnanti delle scuole medie cittadine
Per affrontare il problema si è costituito il coordinamento insegnanti delle scuole medie della città. Ne fa parte un docente per ogni scuola, nominato dal rispettivo collegio.
Sorto inizialmente in modo spontaneo, su base volontaria, e limitato ad un un numero più ristretto di realtà scolastiche, il coordinamento si è via via allargato a tutte le scuole medie. Questo è stato sicuramente un fatto importante e innovativo per la storia scolastica nella nostra città e dell’intera provincia
Negli ultimi due anni, il coordinamento ha lavorato con incontri periodici a cadenza mensile, mantenendo, tuttavia, frequenti, se non continui contatti a carattere informale.

Coordinamento rappresentanti dei comitati genitori
Durante la fase preparatoria il coordinamento insegnanti ha ricevuto apporto di idee e collaborazione fattiva dalla rete-coordinamento dei comitati genitori che nel frattempo si costituita. Esso è formato da un genitore rappresentante o presidente del comitato genitori per ognuna delle scuole medie.
La collaborazione è proseguita durante tutta la fase attuativa.

Comitato scientifico
Si tratta di un organismo fondamentale, con diverse funzioni di controllo e garanzia, tra le quali quelle di fornire assistenza scientifica al coordinamento dei docenti nella determinazione degli indirizzi pedagogici del progetto, di predisporre strumenti di monitoraggio e di valutazione adeguati, di stabilire i criteri di distribuzione dei fondi.
E’ costituito da un rappresentante dei Dirigenti scolastici delle scuole medie di Modena, che lo presiede; da un rappresentate del coordinamento degli insegnanti e da uno del coordinamento dei genitori; da un rappresentante indicato dagli enti finanziatori; da un rappresentante del CSA di Modena; infine, per un numero massimo di altri tre membri, da esperti di pedagogia, di problematiche giovanili e da un rappresentante degli enti che a livello territoriale si occupano dei giovani.

Le funzioni e i compiti di questi istituti sono regolamentati dall’accordo di progetto che annualmente viene stipulato tra le scuole, tramite coordinamento degli insegnanti e dei genitori, e tutti gli enti interessati.

Funzioni amministrative: scuola capofila
Le funzioni amministrative vengono svolte dalla scuola capofia (la scuola diretta dal Dirigente nominato presidente del Comitato scientifico) e, per le parti da questa delegate, dalle singole scuole che partecipano al progetto.

Equipe di lavoro nelle singole scuole
In ogni scuola si costituisce un’ apposita commissione di docenti coordinata dal docente membro del coordinamento cittadino. Questa commissione ha il compito di rendere possibile l’attuazione del progetto specifico di istituto, organizzando le attività, monitorandone l’andamento, mantenendo il collegamento con i diversi consigli di classe e con i genitori coinvolti nel progetto.


Metodi e contenuti


I metodi del progetto - L’unita’ nella diversità: un unico progetto, diverse realizzazioni

Il coordinamento degli insegnanti inizialmente ha cercato di dare sistematicità a percorsi già studiati dalle singole scuole, mettendoli in rete; oltre a ciò ha approfondito progetti sperimentati a livello regionale o nazionale e ed è giunto a impostazioni comuni.
Il dibattito e il confronto continuo, che hanno accompagnato i momenti di formulazione del progetto, sono stati occasione di arricchimento reciproco e hanno consenttito di individuare le strategie migliori. Si è progettato assieme e gradualmente il progetto è stato definito e arricchito con il contributo di tutte le scuole



Valorizzando esperienze precedenti, si è creato un Progetto unico. Ma, pur nell’unità di intenti e in un quadro di riferimento unitario, ogni scuola ha potuto esprimere un alto livello di autonomia ed ha scelto tra i diversi possibili interventi quelli che le sono parsi più adeguati o realizzabili, tenendo conto della sua storia e delle risorse umane a sua disposizione. I progetti adattati alle varie realtà sono stati approvati dai rispettivi collegi e promossi e resi possibili dall’intervento dei dirigenti scolastici.




















In secondo luogo il Coordinamento degli insegnanti e dei genitori si è attivato e ha sottoposto il progetto all’attenzione di vari enti. Negli anni di attuazione del progetto, è stato grazie alla sensibilità di diversi enti (dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, agli assessorati all’Istruzione di Regione e Comune) e al sostegno economico da loro offerto, che si è riusciti a concretizzare il progetto e realizzare gli interventi previsti. Tra questi enti e le scuole si è consolidata nel tempo una sinergia, una volontà comune di far convergere le forze e affrontare assieme la prevenzione del disagio. Si sono poste le premesse per continuare in futuro la collaborazione, se si fossero verificate le condizioni adatte .
La specificità che caratterizza il percorso di questo tipo di lavoro sta anche nel fatto che il coordinamento degli insegnanti, non solo ha elaborato il progetto, ma ne ha seguito collettivamente anche l’attuazione nelle singole scuole di modo che anche le difficoltà che inevitabilmente si sono presentate, sono state affrontate assieme e c’è stato un continuo confronto sui risultati. E’stato insomma un continuo operare in rete, anche se ogni scuola nella sua autonomia ha adattato il progetto complessivo alla propria realtà.

















Contenuti del progetto: ridefinire l’offerta formativa della scuola come contesto e presupposto del progetto


La scuola è un organo della società creato precisamente per accompagnare il bambino in un processo di allontanamento dalla condizione di immediatezza e spontaneità che è propria di quell’intero che è il bambino piccolo.
Il problema è che in questa differenziazione progressiva dell’individuo che la scuola accompagna e sollecita, la parte del bambino/ragazzo che non corrisponde alle discipline viene spesso lasciata andare per conto proprio: le competenze evolutive non sono sempre assunte dalla scuola come un proprio impegno programmatico. E così, nel lasciar fuori o perdere un pezzo del bambino, la scuola perde i bambini/ragazzi che nelle dimensioni altre rispetto alle discipline non funzionano, non si mettono in gioco, hanno problemi.

La scommessa è quella di riuscire da un lato a inserirsi nelle dimensioni evolutive dirompenti del bambino/ragazzo, recuperare quella dimensione di interezza che è la condizione di uno sviluppo educativo di autentica socializzazione,e dall’altro di riuscire a lavorare anche al sistema stesso perché diventi anch’esso unitario e integrato in sé stesso.
La ricerca di questa “duplice interezza” ci pare centrale e decisiva per la buona riuscita del nostro progetto.
In questo senso crediamo sia indispensabile che la definizione dell’intero piano dell’offerta formativa della scuola verta su queste scelte di fondo perché ogni esperienza volta in questa direzione non appaia separata dal contesto complessivo, ma sia immediatamente compresa e comprensibile da tutti gli attori (docenti, alunni, famiglie) come atto di un tutto, esperienza fondante e fondamentale, non tanto al pari di altre, quanto combinata e interconnessa alle altre.






















La ricchezza, l’intensità e la molteplicità delle esperienze e delle relazioni, la possibilità di introdurre diverse e differenziate forme di comunicazione interpersonale, così come i tempi e gli spazi per la riflessione sulle stesse, sono le costanti da ricercarsi nelle varie sezioni costituenti il P.o.f.
E’ sull’asse tempo-relazioni che si gioca questa possibilità della scuola. Fin dal primo istante, o meglio fin da quello che precede l’ingresso degli alunni nella scuola.

Questo, in sintesi, un possibile elenco di indicazioni:

1 Preparazione del terreno: formazione classi (equieterogeneità);
2 Introduzione: protocolli di accoglienza;
3 Percorso: molteplicità di offerte, metodologie e orari flessibili; dare spazio ad
attività che promuovano un clima di classe positivo, che valorizzino le identità
e le diversità, che insegnino a gestire i conflitti.
4 Forme di dialogo-scambio-collaborazione: forme di partecipazione attiva degli studenti (dalle esperienze di classe, alle rappresentanze di istituto)
5 Strumenti di dialogo e confronto: nella classe, tra le classi (giornalino di istituto, mailing-list d’istituto ecc.)
6 Organizzazione: chiara, trasparente, efficace, partecipata.
7 Docenti: capacità di costruire insieme (cdc, gruppi di lavoro, collegio) una comunicazione a monte (ideazione, programmazione) e a valle (valutazione) della comunicazione in classe. Aggiornamento sulle tematiche specifiche;
8 Relazioni con il territorio: conoscenza reciproca e confronto educativo
9 Relazione scuola famiglia: strumenti per il dialogo che oltre allo scambio di informazioni siano in grado di costruire confronto e individuare sintonie.
10 Relazioni di collaborazione attiva con istituzioni competenti delle diverse problematiche di cui la scuola è investita/coinvolta ( per non sottrarsi come educatori, ma per non sostituirsi a professionalità specifiche).




Contenuti del progetto: le attività


















1. Laboratori
1.a Laboratori specifici:

Attività: attività pratiche, volte alla realizzazione di qualcosa di concreto.
Conduzione: esperto dell’attività e di problemi educativi o con esperienza nel campo dell’educazione e della didattica.
Si svolgono: sia in orario curricolare che extracurricolare
Il numero dei partecipanti è contenuto, funzionale a creare un clima di fiducia e all’attività proposta.
Costituzione del gruppo: non è libera, ma su indicazioni dei consigli di classe.
Il gruppo è misto cioè formato da ragazzi problematici e non problematici
Durata: ore 12 circa, 2 alla settimana

L’esperienza:
Sono laboratori in cui vengono opportunamente convogliati i ragazzi indicati dal Consiglio di Classe. Tranne che per situazioni molto particolari, sono frequentati da gruppi misti di ragazzi, problematici e non. Dopo anni di esperienze si è constatato infatti che si raggiungono risultati molto positivi, se i laboratori hanno questa configurazione “mista”. Possono essere organizzati in concomitanza con le attività curricolari o, anche, al pomeriggio, dopo l’orario di lezione. In alcune scuole si svolgono in concomitanza con i laboratori pomeridiani facoltativi gestiti dai genitori. Questa concomitanza è utile per evitare possibili situazioni ghettizzanti.
Uno dei cardini per il buon risultato dei laboratori è che vi si devono svolgere attività operativo - manuali in cui i ragazzi vedano un risultato immediato del loro lavoro e di conseguenza possano acquisire autostima. Valorizzare la “cultura del fare” è importante per tutti gli scolari, ma in particolar modo per coloro che sono ormai abituati ad insuccessi scolastici o vivono un disagio sociale. L’obiettivo non è comunque costruire un’oasi di benessere, ma , partendo da una ritrovata autostima, iniziare un percorso scolastico nuovo, in modo che la Scuola possa offrire anche a loro le basi culturali necessarie alla vita.

E’ importante pertanto il raccordo tra gli insegnanti dei laboratori e quelli curricolari perché gli allievi abbiano la percezione che gli aspetti positivi evidenziati durante il laboratorio vengono presi in considerazione dal Consiglio di Classe e si sentano rassicurati.
E’ altrettanto utile che nella scuola siano attivi anche altri laboratori analoghi, sempre per evitare possibili situazioni ghettizzanti.


1.b Laboratori d’interesse

Attività: attività varie, a seconda della disponibilità e delle competenze dei genitori e dei volontari in generali disponibili .
Conduzione: genitore o volontario, esperto dell’attività
Si svolgono: in orario extracurricolare
Il numero dei partecipanti è funzionale all’attività proposta.
Costituzione del gruppo: libera.
Durata: varia a seconda delle attività (mediamente dalla 4 alle 12 ore; due alla settimana)

L’esperienza
Sono laboratori molto operativi che si propongono a tutti i ragazzi della scuola. Sono liberi e facoltativi e intendono offrire uno spazio pomeridiano interessante e coinvolgente, oltre che socializzante, permettendo, inoltre, di meglio contestualizzare i laboratori specifici.
In due scuole questo tipo di esperienza è stato sostenuto a livello volontario da un folto numero di genitori che hanno messo a disposizione per mesi alcune loro specifiche competenze. I genitori sono apparsi una risorsa fondamentale, non tanto e solo per il risparmio economico, ma soprattutto per la costituzione di una vera Comunità Educante. Per questo si può dire che, anche se la scuola avesse molti fondi, la presenza dei genitori andrebbe comunque sempre suggerita e privilegiata.


LABORATORI: annotazioni a margine e alcune indicazioni utili.
Di solito l’organizzazione dei laboratori specifici è collegata a quella dei laboratori di interesse gestiti dai genitori e richiede tempi lunghi di organizzazione, soprattutto per il coinvolgimento dei genitori e per le procedure collegate (questionari per verificare le disponibilità e le competenze; reperimento dei materiali, accordi sui tempi ecc). Di solito si riesce ad agire nei mesi di febbraio, marzo e aprile per un massimo di 12 interventi di 2 ore ciacuno)
I laboratori pomeridiani, gestiti da genitori o da esperti esterni, oltre che ad individuare un modo nuovo, più significativo ed efficace, di partecipazione alla vita della scuola degli adulti, sono luoghi che permettono lo sviluppo delle diverse intelligenze e competenze dell’alunno, gratificandolo e dandogli la possibilità di riuscire e di sperimentare la bellezza dello stare a scuola.



2. Percorsi individualizzati
Attività: ascolto attivo, relazioned’aiuto, contratto formativo.
Conduzione: docente del consiglio di classe o educatorte esterno
Si svolge: in orario curricolare
Il numero dei partecipanti: generalmente uno, massimo tre
Partecipazione: su indicazione del consiglio di classe.
Durata: mediamente 7- 10, 1 alla settimana

L’esperienza
Sono stati pensati e realizzati, in quasi tutte le scuole, percorsi individualizzati in cui un allievo (o due o tre al massimo) viene seguito, a cadenza settimanale, per lo più al mattino, da un insegnante o un educatore esterno.
Il compito di quest’insegnante è quello di ascoltare, di stringere contratti formativi,
di aiutare per l’orientamento, di inquadrare e ridimensionare sconfitte educative spesso vissute da quei ragazzi come drammi .
Il ragazzo si sente accompagnato e capito, ha l’opportunità di parlare delle sue difficoltà se ne ha voglia, è sostenuto nei piccoli passi di miglioramento comportamentale o scolastico.

Questa attività non richiede un’ampia macchina organizzativa può, dunque, iniziare anche nei primi mesi dell’anno scolastico



3.Sportello di consulenza psicologica e di ascolto
Attività: consulenza psicologica
Conduzione: psicologo
Si svolge: in orario curricolare o extracurricolare.
Utenti: insegnanti, genitori, educatori, alunni
Partecipazione: possono accedere allo sportello anche gli alunni previo accordo tra consiglio di classe e famiglia.

L’esperienza.
Si tratta della realizzazione di uno spazio in cui, con cadenza settimanale, uno psicologo svolge un ruolo di consulenza ad insegnanti, genitori, educatori per la definizione di interventi mirati per gli alunni più difficili.
In alcuni casi, previo accordo con genitori e insegnanti, si potrebbe trattare anche più semplicemente di uno sportello di ascolto per i ragazzi che vogliano accedervi.
E’ un tipo di intervento in via di definizione ed è stato sperimentato solo nelle sue fasi iniziali presso una scuola.

4. Attività di recupero
Attività: recupero disciplinare
Conduzione: docente del consiglio di classe o altro docente
Si svolge: in orario curricolare
Il numero dei partecipanti: piccolo gruppo
Partecipazione: su indicazione del consiglio di classe.
Durata: dalle 10 alle 20 circa, 1-2 ore alla settimana

L’esperienza
Per i ragazzi motivati, ma con lacune nella preparazione di base, sono state attuate attività di recupero delle abilità trasversali o di conoscenze disciplinari sia in orario curriculare sia pomeridiano. Per lo più sono stati organizzati tanti gruppi quante erano le classi, perché l'esperienza ha evidenziato che questo tipo di intervento è proficuo soprattutto se viene attuato su piccoli gruppi di alunni della stessa classe. In due scuole, però, sono state fatte esperienze positive anche con gruppi di alunni provenienti da classi diverse.
In questo modo il ragazzo si sente aiutato e incoraggiato, migliora l’autostima e, come si sa, queste dinamiche fanno scattare meccanismi positivi per l’apprendimento.

Fondamentale in questo tipo di attività è la presenza degli stessi docenti del ragazzo o almeno lo stretto raccordo con gli insegnanti curricolari .
Le attività di recupero contribuiscono a rendere più serena la vita della classe e della stessa scuola perché diminuisce il numero dei ragazzi con un senso di frustrazione o di abbandono a livello scolastico. Il recupero è inoltre molto apprezzato anche dai genitori degli scolari interessati.




Contenuti del progetto: le priorità

Come si è già detto uno dei punti fondamentali è il reperimento di risorse, un progetto così ampio ha infatti la necessità di reperire molte risorse, sia umane che materiali. Nel caso dunque le risorse a disposizione non consentano l’applicazione completa del modello, occorre effettuare delle scelte ben precise.
Quali fare?
A fronte di ragazzi motivati ma con scarse capacità o costanza, un rendimento con lacune o rallentamenti del percorso è quasi inevitabile: le attività aggiuntive, chiamate tradizionalmente di RECUPERO, talvolta possono essere funzionali, ma non per tutto e non per sempre: per ogni lacuna affrontata il programma procede e si manifestano altre difficoltà. In alcuni casi sono necessari solo del tempo e delle attenzioni didattiche in più (ma costanti nel tempo) in altri casi è indispensabile, invece cambiare approccio. La didattica laboratoriale offre appigli per l’attivazione di abilità e “formae mentis” diversificate che, nella scuola tradizionale non comparivano affatto e che nella scuola di massa vengono utilizzate come svago o riempitivo o sfogo.
A fronte di ragazzi che resistono con opposizione attiva (più o meno violenta) alle regole scolastiche per ragioni di storia personale (accumulo di insuccessi) o di valori contrari del proprio contesto (frange di culture ‘diverse’) ecc. non si può dare per scontata l’importanza attribuita al sapere che nei due gruppi precedenti è avvenuta per inculturazione informale; occorre lavorare per creare MOTIVAZIONE bypassando l’impatto frontale con una cultura formale che non può essere il punto di partenza ma d’arrivo.
A fronte di ragazzi con piccole anomalie comportamentali o più interiore disagio occorre un SOSTEGNO esperto non psicoterapeutico (a meno di patologie da segnalare) ma ancora educativo: l’approccio attraverso attività (laboratoriali, perché quelle disciplinari lasciano poco margine alla relazione d’aiuto) può consentire di gestire una scuola centrata sull’alunno e non sullo psicologo.

I motivi che inducono a puntare su una offerta formativa laboratoriale sono i seguenti:
- è differente dalla proposta didattica tradizionale (ascolto/lettura) con la quale è inutile accanirsi se è evidentemente fallimentare (realizza il “far fare esperienza”);
- è trasversale a tutto il curricolo (realizza l’interdisciplinarità) ;
- è arricchente rispetto ai contenuti teorici (realizza l’integrazione della dimensione socio-emotiva);
- intende superare il distacco tra la vita quotidiana dei ragazzi e quella scolastica (realizza la valorizzazione di competenze specifiche spendibili nel quotidiano);
- è flessibile rispetto alla pluralità dei percorsi possibili (realizza la personalizzazione).
D’altra parte, cautela ci spinge a sottolineare che non è sufficiente qualche attività distensiva o divertente per risolvere i problemi: l’azione e la tecnica sono cultura e sapere se si ricollegano ad essi e non se li mimetizzano. Compito della scuola non è intrattenere o divertire i riottosi perché non disturbino: la didattica laboratoriale deve integrarsi con lo sforzo di dare, a chi non l’ha: parola, logica, scrittura, tecnica, riflessione, critica ecc.; altrimenti sarà l’ennesima forma di esclusione, anche se meglio nascosta.























In conclusione riteniamo che:
1. le risorse, se scarse, dovrebbero essere indirizzate su di un’unica attività e non a pioggia, pena l’annacquamento di tutte l’esperienza;
2. le attività laboratoriali gestite da genitori e insegnanti (nel pomeriggio e in orario curricolare) e rivolte a tutti gli studenti potrebbero continuare con un piccolo sforzo organizzativo ma non ingenti investimenti finanziari;
3. il recupero di alcuni apprendimenti per i ragazzi che necessitano solo di più tempo e attenzioni più individualizzate (meglio poche ore fisse tutte le settimane che incontri sparpagliati nell’anno) potrebbero essere mantenute con soluzioni differenti, a scelta o integrate, a costo quasi zero:
- in orario scolastico attraverso una organizzazione parziale a “team-teaching” o gruppi di livello (per lingua e matem.);
- in orario scolastico attraverso formule note come “peer education” o metodo dei monitori (a vantaggio di chi deve imparare ma anche di chi, se pur piccolo, si ingegna a insegnare quel che sa)
- in orario pomeridiano attraverso coinvolgimento di gruppi/singoli di volontariato e/o tirocinio e/o servizio civile;
4. l’attivazione di laboratori per soggetti definiti ‘problematici’ deve assorbire le risorse aggiuntive perché non possono essere condotte da insegnanti senza qualifiche specifiche: la loro riuscita dipende dal coinvolgimento anche degli altri ragazzi (non ghettizzazione) e i risultati positivi dovrebbero ricadere su tutto il clima della scuola e non solo sui singoli ragazzi per i quali sono stati pensati;
5. gli insegnanti dovrebbero concentrarsi sull’interazione tra le attività aggiuntive di tutti e dei soggetti più a rischio, con l’acquisizione di strumenti di base e di cultura;
6. Le attività di sostegno devono essere riguardate con particolare attenzione:
- un eccesso di personale specializzato (psicologi) può finire per medicalizzare interventi che devono essere educativi (se ci sono patologie sospettate o conclamate non si curano a scuola ma nei centri a ciò delegati);
- problemi delicati affrontati da insegnanti non competenti possono provocare più danni che aiuto;
Una soluzione può consistere nella gestione da parte di un piccolo gruppo di insegnanti di un piccolo gruppo di alunni in difficoltà.





Documentazione e formazione

Il progetto è stato sostenuto da Memo, Multicentro educativo di Modena “Sergio Neri” , che ha messo a disposizione risorse umane e la sua pluriennale esperienza nel settore della documentazione didattica, ha provveduto alla documentazione relativa al progetto e, nell’ambito della convenzione tra il Comune e le Scuole medie della città, ha organizzato un corso di formazione sul tema della prevenzione del disagio.
Continuerà, inoltre, la sua collaborazione, affinché le metodologie e i risultati di questo progetto siano resi noti e ulteriormente verificati e messi a confronto con tentativi analoghi in altre realtà locali e nazionali.


Fondamentale rimane la formazione degli insegnanti ed educatori coinvolti.
Compito specifico del comitato scientifico è quello fornire assistenza scientifica al coordinamento dei docenti nella determinazione degli indirizzi pedagogici del progetto. La presenza al suo interno di esperti di pedagogia e psicologia consente di organizzare momenti di riflessione e studio per seguire in maniera più propria le diverse fasi di attuazione del progetto.
Tuttavia, l’esperienza di questi anni suggerisce che anche altri momenti di riflessione sarebbero utili, come, ad esempio, corsi di formazione da tenersi nei mesi di settembre-ottobre per gli operatori che lavoreranno nei laboratori. O, anche, corsi di formazione sui temi dell’accoglienza e delle valorizzazione delle differenze. O, ancora, e momenti di formazione e di confronto per i genitori su temi educativi e sulla collaborazione tra la Scuola e le famiglie.





Il rapporto scuola-genitori
In un progetto che si chiama “Per una scuola che sa accogliere”, i genitori, le famiglie, sono “oggetto” dell’accoglienza o possono essere protagonisti del progetto?
Ha ancora un senso la collaborazione tra Scuola e Famiglia, oggi, quando sembra che il ruolo educativo della famiglia e quello della Scuola vadano sempre più allontanandosi?
Ha ancora un senso in un contesto sociale che vede la Scuola sempre più orientata a formare più che a educare?
La premessa al tentativo di dare risposte a queste domande sta nella consapevolezza di due punti fondamentali:
- una proficua collaborazione Scuola / Famiglia si concretizza quando la partecipazione dei genitori si trasforma dal "preoccuparsi" per il proprio figlio al prendersi cura dei figli degli altri.
- presupposto a questo modo di partecipare non è "l'indole" più o meno sensibile dei singoli, ma è il risultato di una volontà e di un percorso che vede genitori e Scuola impegnati insieme. Non dipende dai singoli ed è possibile dappertutto.

Questo progetto è la dimostrazione che la partecipazione responsabile e consapevole dei genitori alla vita della scuola è un'utopia possibile.
Non è certamente nata a caso o spontaneamente attorno al progetto, ma, là dove era maturata, ha trovato nel progetto la sua giusta collocazione e valorizzazione.
Come è avvenuto il coinvolgimento dei genitori nel progetto?
Il primo coinvolgimento è di tipo culturale. Non nel senso di “fare delle chiacchiere” ma di veicolare tramite l’informazione relativa al progetto un messaggio che faccia cultura, cultura di partecipazione, cultura di solidarietà.
Con un dibattito e un confronto intorno al progetto, prima, durante e dopo il suo svolgimento.
Presentando le singole attività come un tutt’uno; attestando la volontà della scuola di ampliare la propria proposta; confrontandosi sui risultati.
Poi c’è il coinvolgimento diretto dei genitori in attività quali i laboratori.
Non meno importante è la proposta di crescita che la scuola può offrire ai genitori con percorsi specifici.
E da ultimo, ma non per importanza, il coinvolgimento dei genitori nel reperimento (diretto o indiretto) di risorse e nella loro gestione.
Soprattutto nel lavorare insieme, i genitori hanno la percezione che il loro impegno va al di là di un interesse specifico per il proprio figlio e che questo è strettamente collegato al benessere di tutti; un impegno che si spende per far crescere la scuola come una comunità dove si educa insieme.
Un impegno comune e reciproco che diventa terreno fertile per far crescere la cultura della solidarietà.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, sia in termini quantitativi che qualitativi.
Sono numerosi i genitori che si lasciano coinvolgere e proficuo è il loro contributo ai laboratori, sia circa l’offerta di competenze, sia per il contributo alla promozione di un clima positivo, costruttivo: accogliente.

Non da ultimo è da sottolineare come l’impegno di alcuni genitori abbia una valenza “pedagogica” anche per le famiglie dei ragazzi in difficoltà.
Queste infatti percepiscono una maggiore attenzione, una cultura diffusa in tutta la scuola, l’idea che non si può vivere bene in una realtà in cui le esigenze e i problemi di una parte degli alunni vengono ignorati facendo finta che non esistano.
Lavorare insieme per cercare soluzioni porta a vivere i “problemi” nella giusta dimensione, senza ingigantirli, spesso senza bisogno di farli scoppiare, ma collaborare per ridimensionarli.
Le famiglie dei ragazzi in difficoltà percepiscono questo e non c’è l’atteggiamento polemico o provocatorio di chi si sente non compreso o, addirittura, emarginato.

Se tutto questo non può nascere solo spontaneamente, come farlo crescere?
Tutto questo dipende dalla convinzione che quello stipulato tra la Scuola e i genitori non possa essere solamente un “patto didattico”.
Prima di tutto vi è un “patto educativo”: la collaborazione, la coeducazione, la condivisione delle regole, le occasioni di confronto…
Vi è un “patto finanziario”: davanti a un progetto chiaro, trasparente, ambizioso e, soprattutto, di qualità, i genitori si fanno carico diretto di una parte dei costi delle iniziative che la Scuola propone.
Un “patto sociale”: la Scuola non è un’isola felice o una parentesi nella quotidianità dei problemi. Insieme, genitori e Scuola, si fanno carico di promuovere l’accoglienza e la socializzazione, di sostenere chi è in difficoltà, di offrire a tutti occasioni di promozione: non quella scolastica, prima di tutto promozione umana. Ad ogni ragazzo, ad ogni adulto sono riconosciuti pari dignità e offerte pari opportunità.
Da ultimo, ma non in ordine di importanza, la Scuola e i genitori stipulano un “patto territoriale”, per il territorio, nel territorio: promuovendo la collaborazione con i diversi soggetti e le istituzioni, proponendosi come attori protagonisti nel qualificare il territorio, aprendo le porte e le finestre, senza chiudersi nel proprio privato.
La scuola con la sua capacità di mettere in gioco il proprio progetto, i genitori con la disponibilità a farlo proprio, camminano insieme dando, giorno dopo giorno, una nuova identità alla scuola stessa.

Quali i presupposti in cui questa collaborazione matura?
a) la scuola deve essere e deve voler essere aperta, non solo disposta a lasciarsi guardare, ma pronta a dotarsi degli strumenti e delle forme necessarie per farlo;
b) i genitori devono essere consapevoli dell'importanza, per il loro ruolo di educatori, della relazione con una scuola aperta; desiderosi di capire e interagire con la proposta educativa;
c) mai deve essere fatta confusione nella distinzione dei ruoli: la competenza del progetto è della Scuola; i genitori si confrontano sui processi e sulle dinamiche di crescita, personale e collettiva, dei ragazzi e contribuiscono, là dove possibile, alla definizione di esperienze particolari che possano integrare le attività della scuola.
Questo è stato fatto. Questo sta dando buoni risultati.
Ma occorre fare di più.

Per prima cosa le condizioni per far crescere la collaborazione tra Scuola e Famiglie ci sono dappertutto, non dipendono dai singoli. E anche nelle nostre scuole c’è ancora tanto da fare.

Bisogna poi stare attenti ad evitare il rischio di non arrivare, casomai attraverso esperienze importanti, ad enunciare dei buoni propositi che poi rimangono sulla carta.
Nella scuola Lanfranco, ad esempio, si è fatto tanto. L’impegno di tutti ci ha portato alla scelta di introdurre nel POF l'affermazione "la Scuola vuole essere una comunità co-educante".
C’è il rischio che, una volta scolpita sui muri della scuola questa frase, ci si adagi e ci si accontenti di contemplarla. Occorre mettersi sempre in discussione e cercare di rinnovarsi, di crescere.

E in questo gioca un ruolo determinante il fare rete.
Ai genitori è servito tantissimo costituire il Coordinamento dei Comitati Genitori, prima di tutto per motivarsi, ma anche per condividere i problemi.
I genitori si propongono questo: essere un’opportunità e uno stimolo per le nostre singole scuole, ma anche essere insieme il luogo dove aiutare le nostre scuole a fare rete.
Vogliono dare il loro contributo affinché, come hanno imparato che il benessere del proprio figlio passa attraverso quello di tutti i ragazzi, cresca la consapevolezza (e la volontà) che la soluzione del problema di una scuola passa attraverso la capacità di fare rete con le altre.


CONCLUSIONI


Alcuni risultati raggiunti

In generale va sottolineata l’importanza e la particolarità del progetto per i seguenti motivi:
- per la prima volta si è costituita una rete degli operatori delle varie scuole;
- per la prima volta le scuole medie della città hanno formulato un progetto comune individuando possibili tipologie di intervento;
- così facendo si è concretizzata e consolidata l’opportunità di unire le forze per affrontare gli ostacoli economici che si frappongono alla realizzazione di un piano;
- si è data serietà e correttezza scientifica alla sperimentazione perché i risultati sono stati continuamente monitorati sia dai coordinamenti genitori-insegnanti sia da un comitato scientifico;
- fin dall’inizio del progetto i genitori hanno condiviso gli obiettivi e collaborato attivamente collaborando alla piena attuazione del progetto;
- i comitati dei genitori hanno collaborato in tutte le fasi di preparazione e nei momenti attuativi del progetto; si è data la possibilità di un’azione sinergica tra varie forze interessate allo stesso problema;
- con l’attuazione del progetto nelle scuole è cresciuta la sensibilità al tema del disagio, si è creata una maggiore attenzione nei confronti dei ragazzi problematici tanto che anche quegli insegnanti che inizialmente guardavano l’esperienza con perplessità, in seguito hanno collaborato molto attivamente con i coordinatori e con gli esperti suggerendo e proponendo soluzioni significative e si sono fatti parte attiva diventando essi stessi conduttori delle attività previste dal progetto stesso.

Per quanto riguarda i risultati conseguiti con i ragazzi, possiamo osservare che coloro che sono stati invitati a partecipare alle attività programmate raramente hanno rifiutato l’intervento proposto (si conta solo qualche raro caso e non in tutte le scuole) e che, una volta iniziato il percorso, la presenza ad attività pomeridiane facoltative è stata costante.

Non è possibile invece documentare con dati statistici altri importanti risultati, comunque descritti dall’osservazione dei docenti e dei coordinatori.

I ragazzi che in altre situazioni hanno comportamenti problematici, nei laboratori non evidenziano atteggiamenti di disturbo; è tale l’interesse per l’attività che tutti sono concentrati nel loro lavoro, tutti sono talmente impegnati a dare del loro meglio che non c’è spazio per le provocazioni. In tale situazione tutti si sentono gratificati e coinvolti perché, come gli altri, riescono a fare una produzione individuale.
Con soddisfazione raccontiamo un episodio accaduto ad uno di noi che, dopo un primo inserimento di un ragazzo molto problematico (chiamiamolo M.) all’interno di un laboratorio, alla fine delle due ore chiese al conduttore del laboratorio come si e fosse comportato e il conduttore chiese a sua volta “Ma chi è M., tra questi ragazzi? ”

Gli allievi motivati, ma con lacune nella preparazione, coinvolti in piccoli gruppi nelle attività di recupero delle abilità di base, sentono l’interesse che viene manifestato nei loro confronti, vivono in modo positivo l’atmosfera di accoglienza e superano, almeno in parte, l’inevitabile disagio di una situazione di isolamento e di emarginazione all’interno della classe. Quando poi nel momento del rientro in classe dopo l’attività sono in grado di dimostrare la conoscenza di brevi argomenti , assumono atteggiamenti più sereni , più sicuri e acquisiscono una maggiore autostima. E la nostra esperienza di insegnanti ci dice che proprio l’autostima può attivare motivazione all’apprendere.

In sintesi possiamo concludere che focalizzare l’attenzione sul disagio e progettare insieme per la sua soluzione crea nella scuola un’atmosfera di maggiore serenità.. Un gesto isolato di disturbo di un ragazzo con problemi comportamentali non ha seguito, non ha spazio. Si vive in un clima in cui l’apprendimento è visto come un valore, si lavora in una scuola in cui ciascuno può ricevere soddisfazione da qualcosa che sa fare . Si crea insomma un clima positivo.



Prospettive


Tra quanto resta da fare per migliorare il progetto, riteniamo utile indicare questi obiettivi:
1. Fare in modo che si crei una maggiore e sempre più ampia sinergia tra le varie realtà operanti nelle singole scuole (dirigenti, personale amministrativo, docenti dei vari consigli di classe) in modo che il progetto diventi parte integrante del piano dell’offerta formativa e prassi consueta di ogni scuola. Naturalmente nel rispetto dei tempi necessari alla sua attuazione, avendo piena consapevoilezza che esso implichi anche un modo diverso di vedere il ruolo educatico e un diverso approccio pedagogico

2. Potenziare la collaborazione con i servizi sociali, con la Provincia, con altre forze presenti (forze dell’ordine o centri parrocchiali) cioè tutte le risorse presenti nel territorio.

3. Diffondere l’informazione a livello regionale, per cercare ulteriori contributi progettuali.

4. Reperire altri finanziamenti, per garantire la necessaria continuità.