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In questa pagina: articoli e conferenze
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FORMAZIONE?........ LARRAMPICATA
La mia esperienza personale di alpinista, aggiunta a quella di istruttore
accompagnatore ed educatore nel difficile ambiente degli under 18, mi porta
ad affermare con profonda convinzione la validità educativa e formativa
dellarrampicata.
Vorrei ricordare che larrampicata fa parte della natura istintiva
nel bambino, forse per il desiderio innato nelluomo di toccare il
cielo o per lontana memoria di quando in ere lontane i nostri progenitori
rettili popolavano la terra. Chi di noi da bambino non é mai salito
su un albero o non si é mai arrampicato sulle pareti di un rudere
abbandonato, in un gioco che, da sempre, forse altro non rappresenta che
il desiderio di libertà e spazi da conquistare. Arrampicare è
insito nella natura umana, basti pensare al neonato che, se gli tocchiamo
le mani, tende a stringerle istintivamente; mi pare positivo proporre tale
disciplina in fasce di età diverse a partire dagli otto-nove anni
puntando allevoluzione della iniziale matrice arcaica della prensilità
fino al completamento dello schema corporeo vero e proprio, cioè
di tutti quei movimenti che nellinsieme danno come risultato lindividuo
completo.
Possiamo individuare in ogni sport una più o meno vasta gamma di
sollecitazioni che favoriscono la formazione della persona, ma nellarrampicata
oltre alla completezza dei movimenti di cui é eccezionalmente fatta,
emergono valori unici come ladattamento alle altezze, la propriocezione
in funzione del movimento nello spazio verticale. Nelletà
puberale cominciano ad emergere quelle paure ed angoscie legate a esperienze
vissute anche in maniera inconscia e dovute ad un incompleto bagaglio motorio.
Se ci si riesce ad inserire prontamente queste paure si trasformano in
esperienze positive.
In sostanza la proposta é di utilizzare larrampicata prima
sotto forma ludica, in un discorso formativo volto a rispettare lintegrità
psicofisica dellindividuo, predominando un discorso di potenziamento
fisiologico e il consolidamento degli schemi motori, intervenendo anche
con una attività ludico-agonistica. Si tratta di forme di competizione
rivolte, non verso gli altri, ma allattrezzo e alla difficoltà
da superare, volta per volta maggiore. In questa fase si incomincia anche
a familiarizzare con la conoscenza delle tecniche di base della arrampicata
che come apprendimento motorio sono in pratica una trasposizione dei movimenti
semplici che partono dalle quadrupedie sul piano orizzontale a quello verticale.
Il tutto viene sintetizzato in alcuni giochi come il percorso a ostacoli
o larrampicata diretta, dai quali emerge la percezione dellinstabilità
dellequilibrio corporeo di fronte alla verticalità, quindi
la necessaria economia del gesto e di una capacità coordinativa.
Tutto questo rappresenta il punto di partenza per un successivo momento
dove si approfondiscono le tecniche e si adegua la proposta di allenamento
sempre di più alla sfera psichica del ragazzo, ora già più
maturo.
La mia passione é la montagna e vedo nellarrampicata un metodo
di arricchimento ulteriore alle proposte classiche, già esistenti
nellambito scolastico e sociale; sono tante le discipline sportive
ormai ritenute usuali, mentre il gesto arrampicatorio é ormai divenuto
carente, se non addirittura inibito negli adulti.
Informazioni e mesaggi ci arrivano dalla vicina Francia, dove già
da qualche anno larrampicata é entrata con successo nellambito
scolastico e da Tradate a Varese in Italia, dove un insegnante di educazione
fisica Gianfranco Ranzato, porta avanti un esperimento sulla base di una
tesi di laurea di Annamaria Ubizzoni intitolata Progetto delle matrici
motorie di base.
Personalmente baso la mia esperienza educativa e formativa dellarrampicata
nel mondo degli adolescenti e degli adulti realizzata in anni di insegnamento
in palestra; ma la conoscenza del mondo giovanile tramite linsegnamento
di altre unità didattiche legate allambiente, come lorientamento
e lescursionismo mi portano alle suddette considerazioni.
Affermo inoltre la mia convinzione che la pratica di uno sport deve essere
la ricerca di una completezza interiore e sono particolarmente attento
agli aspetti legati alla crescita e alla formazione al di là della
pratica spinta volta unicamente al risultato sportivo. Gia oggi ravvedo
in una percentuale abbastanza alta di adulti dediti alla nostra ed ad altre
discipline, una condizione psicofisica troppo esasperata. Se da una parte
esistono delle personalità decise, sono comunque lontane dalla normale
fisionomia di un individuo completo ed equilibrato; a volte la ricerca
di troppa specializzazione deforma la personalità in funzione della
performance. Spesso gli atleti di ogni sport anno pagato un alto prezzo
per le loro vittorie talvolta, per le sconfitte.
Occorre stare molto attenti a che i condizionamenti e le pressioni esterne,
comprese quelle della famiglia o il desiderio di emergere socialmente,
non creino alterazioni alla psiche.
Concludo ribadendo la validità di questo sport come prevenzione
alle devianze applicando metedologie pedagogiche diverse adatte ai differenti
casi che si debbano affrontarre.
Massimo Bassoli |
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VACANZE AMBIENTE 91
USARE IL TEMPO LIBERO PER AUMENTARE LA CONOSCENZA
Intendiamo rivolgerci ai ragazzi attraverso attività ludiche, espressive,
conoscitive, manuali e di contatto con l'ambiente naturale ed umano, in
modo che possano essere stimolati nella socializzazione, nella capacità
di lettura dell'ambiente, nell'operatività della progressiva maturazione
della propria personalità.
Oltre l'esigenza fondamentale per l'uomo dell'atteggiamento sociale, é
evidente la necessità concreta, soprattutto in un epoca come questa,
caratterizzata dall'inquinamento da una parte e dalla lotta per combatterlo
dall'altra, di informazione a tutti i livelli: cultura naturalistica, coscienza
morale in campo ecologico.
L'educazione ambientale richiede uno sforzo considerevole, sempre che si
voglia farne un momento di insegnamento concreto, per questo occorrono
garanzie di professionalità nei metodi e nei materiali volti a raggiungere
un risultato sia di tipo naturalistico che ricreativo.
Molto importante é l'aspetto emozionale che é il punto cardine
dello spirito naturalista attraverso il quale é possibile porre
le basi di un rispetto intelligente della natura.
Dedicando una buona parte del tempo ad attività ricreative, l'attività
ambientale sarà impostata sul divertimento applicato ad un insegnamento
diretto degli argomenti trattati attraverso l'osservazione dal vero, volta
a sviluppare una coscienza contemporanea storico/scientifica, che permetta
tra le altre cose, di scoprire e comprendere realmente come era la vita,
importantissimo patrimonio culturale, anello di congiunzione con il nostro
recente e lontano passato, assolutamente da non dimenticare per un corretto
e consapevole inserimento nel presente.
Altrettanto importante é lo sport svolto nella natura, un'attività
educativa e formativa che spesso accomuna anche persone di diversa età,
aiuta ad instaurare un più equo rapporto con sé stessi e
con gli altri, sempre se indirizzato al rispetto e alla non esasperazione
del lato agonistico.
L'obbiettivo, in sostanza, é di investire tutte le componenti della
personalità del ragazzo, mirando al bisogno essenziale della formazione
umana e di integrazione con il mondo della natura e degli uomini.
Massimo Bassoli |
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Qual è il ruolo delleducatore
dei ragazzi del 2000?
Se la pedagogia è la scienza e disciplina relativa ai problemi delleducazione
e della formazione morale e intellettuale del fanciullo; il pedagogista
e quindi leducatore, è colui che si preoccupa dello studiare
nella globalità prima e il singolo bambino o ragazzo poi, con enorme
attenzione e sensibilità, per scoprire le problematiche ed individuare
i metodi con i quali rapportarsi per formare quei o quel ragazzo.
Un lavoro non facile dunque se affrontato con serietà, perché
costringe loperatore a sforzi immensi per crescere sé stesso
prima ancora dei ragazzi con i quali si trova a lavorare.
Sì, forse la prima domanda e considerazione da fare a se stessi
per poter essere dei validi formatori, è: sono maturo, sereno, equilibrato,
disponibile? Noi tutti siamo un collage di emozioni, debolezze, frustrazioni;
abbiamo rivendicazioni da fare ai nostri genitori, amanti, alla società!!
E allora come possiamo essere dei buoni educatori per i ragazzi se le nostre
forze mentali sono appena sufficienti per guarire i nostri difetti, le
nostre debolezze, per combattere le nostre paure e le battaglie contro
ciò che ci rende infelici e insoddisfatti, quindi poco equilibrati?
Come si fa ad insegnare ad un bambino a non avere paura se si muore di
paura, ad essere volenterosi se si è fragili di carattere, ad avere
cura del proprio corpo quando ci spaventa la più piccola fatica,
o ad aver rispetto se non lo si ha?
La parola dordine è imparare a studiare se stessi come studieremmo
gli altri per individuare con obbiettività e sensibilità
le nostre debolezze in modo da migliorarci per poter crescere i ragazzi
di un mondo che si spera sempre migliore.
Spesso mi trovo a fare considerazioni sul nostro tempo e su quello passato
scoprendo molte differenze ma anche egualmente un disequilibrio, spesso
quasi agli antipodi (anche se a volte per molti aspetti, mi sembra di non
aver fatto passi avanti dalletà della pietra); a conclusioni
tratte, ho limpressione che le rivoluzioni volte al permissivismo
e alleducazione tramite la tecnica di mettersi a pari livello, genitori-figli
e adulto-ragazzo, abbiano passato in un qualche modo la riga, o che comunque
di pari passo non si siano sviluppati riferimenti e misure che potessero
poi equamente regolamentare il rapporto fra le età e gli altri,
ragazzi o adulti che siano.
In sostanza vorrei dire che occorre maggior attenzione nel rapportarsi
con i ragazzi per non rischiare di farsi sottomettere perdendo qualsiasi
loro considerazione e possibilità quindi essere ascoltati se non
solo tramite minacce e ricatti, che poi non trovano mai la loro attuazione,
peggiorando ulteriormente il ruolo di quel formatore traducendolo a semplice
guardiano.
Ogni educatore deve rendersi conto che non è un guardiano dei ragazzi
in attesa che i genitori li passino a ritirare a sera o alla fine della
settimana di centro estivo: e la parola dordine non è divertimento
sempre e solo o a qualsiasi ora in qualsiasi momento, fino a quando loro
stessi (i ragazzi) non riusciranno neanche più a fare, perché
disorientati dalla mancanza di regole e limiti.
Mi capita spesso di osservare la mancanza di regole, anche semplici; nel
gioco, nel cibo, nello sport e in tante altre occasioni; questo è
senzaltro un problema grave che parte dalla famiglia, e continua
nellambito scolastico e nella società. Ma non significa che
non si possa intervenire, non dico di passare a metodi da campo di concentramento,
come a volte deboli istruttori nel conoscermi, sono talvolta portati a
pensare.
A volte sì sono stato anche duro, costringendo i ragazzi a passeggiate
notturne fuori programma, per far capire loro che in camera era tempo di
dormire, ma questo dopo aver dato loro il tempo di capire con metodi meno
imperativi e faticosi (costa fatica anche a me mettere gli scarponi la
notte per uscire in passeggiata); se a volte il tono gentile e comprensivo
non ottiene considerazione, un po di vera autorità non guasta,
anzi troppo spesso i ragazzi si beffano dei richiami di genitori insegnanti,
assistenti ecc
Il sistema così non funziona; non si riesce
ad insegnare nulla senza un po di rispetto e considerazione; il nostro
arrendevole richiamo allordine non giova a nessun tipo di educazione,
in breve viene assimilato dai ragazzi entrando da un orecchio per poi uscire
dallaltro. Non abbiate paura di essere duri qualche volta, almeno
fino a quando i limiti e le semplici regole vengano riconosciuti; in breve
tempo i ragazzi imparano a rapportarsi con leducatore, basterà
qualche autorevole richiamo solo in casi di estrema necessità per
riportare ogni situazione nei limiti prefissati.
I ragazzi sono molto più sensibili di noi ed imparano automaticamente
a riconoscere le debolezze degli adulti riuscendo con naturale abilità
ad ottenere ciò che desiderano; bisogna imparare ad essere come
loro, sempre attenti a non richiamarli ingiustamente o a venir meno, per
nostra debolezza, alle regole prefissate, rischiando di non venire più
considerati, anzi suscitando facilmente un nuovo sentimento che può
essere il disprezzo, non solo per noi, ma per tutti gli adulti che da noi
in quel momento sono rappresentati. Parlando di regole e limiti mi sono
lasciato andare anche in parole come autorità e autorevolezza, ma
non dimentico certamente parole come dolcezza e comprensione, perdono,
affetto, riconoscimento (dei meriti); sentimenti che non devono mai mancare
di essere manifestati ma con abilità e attenzione, essi non devono
far trasparire debolezza e vulnerabilità, poiché rischierebbero
di rovinare il rapporto precedentemente costruito.
Nel mio rapporto con i ragazzi è emersa anche la necessità
di lasciare loro lo spazio di farsi le cose da soli, infatti loro stessi
non credono sia possibile; farsi il letto, servirsi a tavola, vestirsi,
lavarsi, prepararsi lo zaino o la cartella per la scuola, rendendosi così
responsabili dei propri errori quando commettono una dimenticanza. Quando
uno dei ragazzini che con me a passeggio lascia la mantella per la pioggia
al rifugio, perché ha sottovalutato le mie raccomandazioni, se piove
durante lescursione, lui prenderà lacqua (naturalmente
se non si tratta di un uragano), il pagar di persona le proprie mancanze
lo aiuterà a crescere e a valutare gli insegnamenti; e il non avergli
controllato lo zaino prima di partire lo avrà responsabilizzato
(ho sempre una mantella in più nello zaino se la pioggia dovesse
minacciare la salute del ragazzo).
Tante parole, mi rendo conto; parole che si aggiungono ad altre, ad esempi;
a studi, libri ecc
Ma ciò che conta, ciò che dobbiamo
sempre tenere ben presente nella nostra mente in modo razionale ed obbiettivo,
al di fuori dei nostri sentimenti, è ciò che è bene
per loro, per i ragazzi; mai e poi mai dovremmo sfogare i nostri umori
su di loro; le nostre fragilità non li debbono toccare, per loro
non devono esistere; ci dobbiamo internamente sviscerare, distruggere e
ricomporre una due tre quattro volte finche non riusciremo ad essere come
i ragazzi hanno bisogno di vedere; noi per primi dobbiamo affrontare le
nostre paure e superarle; allora sì che potremo avere la certezza
di agire nel meglio e potremo sentirci degli educatori.
Tutti i libri di pedagogia del mondo potranno servirci per capire, ma ad
attuare ci siamo solo noi, dei piccolo fragili uomini
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Massimo Bassoli |
Retorica…..”i valori nello sport” L’arrampicata Sportiva
…..per le categorie Under 14, una gara al mese circa, da ottobre a maggio, fasi regionali, quindi a un’ora e mezza di auto;……gara….festa!
Domenica 25 eravamo a Faenza, presso l’istituto comprensivo Strocchi, una bella dimostrazione d’impegno per lo sport ha dimostrato questo istituto che ha investito in una struttura per l’arrampicata; grazie alla determinazione di un insegnante di Scienze Motorie, Aldo e alla collaborazione di un’associazione sportiva.
Aldo propone l’arrampicata nelle ore curricolari e l’associazione sportiva continua nel pomeriggio. Nulla di nuovo sotto il sole, se non per il tipo di sport scelto e l’investimento in attrezzature; certo è molto più semplice costruire una palestra per sport di palla!
Torniamo a noi ed alla gara, al di la di quei cinque minuti di concentrazione che servono per affrontare l’itinerario, la Via, i ragazzi giocano tra di loro e con le pareti lasciate libere per “il riscaldamento”. Ragazzi di un club giocano con ragazzi di altri club, anzi attendono il giorno della “gara” per potersi reincontrare con i compagni che abitano in altre città. Prima della salita si confrontano sulle decisioni da prendere per risolvere un passaggio….”tu come faresti la”, ha visto Giulio come l’ha fatto?”; “ma lui così ci arriva…è più alto”. Poi, durante la salita a volte non si incitano apertamente, parteggiano oltre che per sé stessi, anche per la propria società, ma mentalmente, inconsciamente, spingono il compagno fino a dove si può, esultano per la vittoria di chi riesce a salire la parete.
Ne cercano di catturare le tecniche, emulano e riconoscono apertamente, direttamente le capacità degli “avversari”, perché il vero avversario non è il compagno della squadra “rivale”, ma la parete, la paura di non farcela……
L’arrampicata Sportiva è uno sport molto diretto, il contatto con la difficoltà e le paure, le incertezze, insicurezze è costante, immediato. Si fa arrampicata per cercare questo contatto diretto con sé; è impossibile evitarlo, anche in allenamento.
Uno sport fuori tempo, serve attenzione particolare e raffinata, la semplice posizione millimetrica del piede su di un appoggio, può determinare la risoluzione di un passaggio. Occorre indossare correttamente un’imbracatura, legarsi bene, avere fiducia nel compagno che tiene la corda e guadagnarsi la stessa fiducia nel momento che si deve rendere la sicura; imparare ad inserire correttamente e velocemente la corda nei moschettoni per proteggersi la salita.
Non si può e non si riesce ad essere svogliati, non concentrati, superficiali e approssimativi in questo sport, perché non sarebbe possibile praticarlo altrimenti…..e non sarebbe divertente.
Il divertimento sta nel cercare di superare difficoltà sempre più alte, andare più in alto, o più velocemente in alto…..un bel inizio per una vita che aspetta di essere vissuta non trovate?
Nonostante queste enormi spinte, è comunque uno sport livellante…come dire equilibrante; non c’è risultato ottenuto che sia definitivo e consolidato.
C’è sempre una parete che ti respinge, una salita che al momento non riesci a compiere….è un nuovo problema da risolvere nel quale se si vuole riuscire occorre impegno e ricerca.
Occorre anche imparare a perdere.
Sei esuberante? La parete ti “pareggia” subito…….devi chinare la testa perché non sei pronto per quella salita!!!
Sei timido e introverso? La possibilità di avere una relazione personalissima e intima con la parete, offre l’opportunità di capire esattamente quali sono le tue qualità, al di l’ha di cosa pensi che ne pensino gli altri. Hai l’opportunità di dimostrare quello che sai fare, prima che agli altri…a te stesso…..con certezza! Trovi il coraggio di uscire allo scoperto.
In venticinque anni di insegnamento ho visto crescere le personalità più disparate; è stato ed è fantastico. Definirei una cura….. anche per un adulto.
Un’altra considerazione:
Se si prova l’arrampicata da giovane, si può venir facilmente rapiti da questo istinto ancestrale del salire; poi se non accetti le difficoltà non continui, ma se le accetti, se ti accetti, non smetti più.
Se provi l’arrampicata da adulto……..la stessa cosa.
Se vuoi arrampicare devi accettare di avere una relazione intima, profonda, costante ed immediata con te stesso, se non l’accetti, non puoi arrampicare.
La definirei, prima che uno sport….una cura.
Venite a curarvi………..
Massimo Bassoli
Presidente Provinciale F.A.S.I. –
Presidente e Istruttore dell’ASD Equilibrium |
Alpismo? Free climbing? Arrampicata Spotiva? Cosa sono? Cerchiamo di capire, pubblicità a parte.
Molte persone faticano a definire queste attività, soprattutto i “non addetti ai lavori” naturalmente, ma non solo quelli.
La pubblicità in primis grazie al grande Maurizio Zanolla in arte Manolo, ha foraggiato l’opinione comune che il Free Climbing sia l’arrampicata senza corda e che tutte le attività legate all’arrampicare siano attività estreme.
Se vi va di continuare a leggere, possiamo definire meglio tutte queste attività, sì perché si tratta di attività; di propriamente definibile sport, ce n’è uno solo.
Perché un’attività mentale e fisica possa definirsi sport, deve essere finalizzata alle gare o competizioni che dir si voglia, con classifica; l’attività deve essere coordinata da una Federazione riconosciuta dal CONI. L’alpinismo non è uno sport. Strano? Eppure è così; il Bridge, gli Scacchi sono sport e l’alpinismo non lo è.
L’alpinismo è una disciplina verticale che si pratica almeno in coppia, all’aria aperta in ambiente naturale, in tutte le stagioni, ed ha come finalità: “ il raggiungimento di una vetta”.
Si pratica con diversi stili e specialità a seconda dell’ambiente, delle stagioni, delle attrezzature, delle proprie capacità; roccia, ghiaccio, scialpinismo, ecc..
E’ una pratica che presenta rischi oggettivi e soggettivi anche talvolta molto elevati, definibili da un’infinità di fattori, in primis, dalle proprie capacità tecniche, scelte e decisioni, dal meteo.
D’estate le montagne si possono scalare in arrampicata; gli “stili” ed i metodi sono alcuni:
arrampicata classica, ove vale tutto, l’importante è arrivare in vetta sani e salvi; ma non la fa quasi più nessuno;
in arrampicata libera, con precise regole deontologiche: vietato tirarsi o mettere piedi sui chiodi, crearsi staffe o utilizzare per salire mezzi artificiali;
in arrampicata artificiale: si sale utilizzando principalmente i chiodi, le staffe ed altri stumenti artificiali come cliff, giumar ecc….
Tutto con la corda di sicurezza!!!!!!
E il free climbing??
E’ la traduzione in inglese di Arrampicata Libera; quindi sono la stessa cosa. L’arrampicata Libera o che dir si voglia Free Climbing, normalmente si pratica con la corda di sicurezza, ma c’è qualcuno che talvolta non la usa per motivi che bisognerebbe chiedere a lui, ma in sostanza sia chi arrampica con la corda di sicurezza sia chi arrampica senza, pratica la medesima attività che ha lo stesso nome; ambedue devono evitare di “volare” (cadere); l’uno perché anche se con la corda e le protezioni messe correttamente, potrebbe sbattere a causarsi qualche trauma, e l’altro per ovvi motivi. Tutt’alpiù a chi pratica l’arrampicata libera senza corda si potrebbe aggiungere il termine “slegato” e si differenzia anche per il fatto che non ha bisogno di un compagno che lo tenga con la corda.
E l’Arrampicata Sportiva? Cos’è?
E’ uno sport. Il suo fine sono le competizioni. Esiste una Federazione che si chiama F.A.S.I. che associata al C.O.N.I. che sovraintende alle associazioni che si occupano della formazione degli atleti e dell’organizzazione delle gare, tramite dirigenti e istruttori formati appositamente.
L’arrampicatore sportivo sale con tecnica e regole dell’Arrampicata Libera o Free Climbing (sono la stessa cosa), solo per il piacere del superamento della difficoltà massima possibile, cercando di arrivare al termine dell’itinerario senza volare. Volare è “normale” per un arrampicatore sportivo, in quanto, arrampicando sempre al massimo delle proprie possibilità, nel caso non riesca ad effettuare un passaggio, cade, o se vicino ad una protezione, si “appende” al rinvio sedendosi sull’imbracatura che lo sostiene, facendo quello che si chiama in gergo “resting”. Il terreno d’azione dell’allenamento e del divertimento di un’arrampicatore sportivo, oltre le strutture artificiali, nelle quali si impara la tecnica e si creano innumerevoli combinazioni di passaggio, sono le cosiddette “falesie”.
Le falesie non sono vere montagne, o meglio cime, ma strutture rocciose di limitata altezza, anche dei semplici massi, lo dice anche il vocabolario, e siccome l’obbiettivo dell’arrampicatore sportivo non è raggiungere una vetta, i suoi itinerari sono alti al massimo 35 metri da terra. Quindi l’Arrampicata Sportiva in ambiente naturale si pratica su quello che chiamiamo “monotiro”, cioè unico tiro di corda che in alpinismo arriva come massimo alla distensione totale della propria matassa di corda e nell’Arrampicata Sportiva, per solo la lunghezza della metà, in quanto una parte serve per tornare con i piedi a terra.
Le protezioni, definite spit o fittoni, a seconda del metodo di posizionamento, materiale e forma, sono preposizionati da chi precedentemente si è occupato di creare l’itinerario. Gli spit, nei quali vengono inseriti i rinvii e poi la corda da chi percorre l’itinerario, sono posizionati ad un paio di metri l’uno dall’altro; ciò permette all’arrampicatore di praticare l’arrampicata in sicurezza, con quello che chiamiamo “volo controllato” : il “volo” non porta conseguenze se non il fallimento del tentativo di raggiungere nelle regole il termine dell’itinerario.
L’Arrampicata Sportiva si compone di tre specialità: la difficoltà, il boulder e la velocita; ma di questo forse ne parliamo un’altra volta.
Tutto cio che ho descritto si può riassumere in questo specchietto.
- Alpinismo: attività verticale in ambiente naturale in tutte le stagioni che ha come scopo il raggiungimento di una cima.
- Arrampicata libera: approccio deontologicamente regolamentato per affrontare la salita di una vetta su roccia.
- Free Climbing: come Arrampicata Libera
- Arrampicata Sportiva: sport che ha come finalità le competizioni e la salita di itinerari rapportati alla capacità massima dell’arrampicatore; si pratica su strutture artificiali o sulle falesie, su monotiri con deontologia e regole dell’Arrampicata Libera
Tutte queste discipline, si praticano per ovvi motivi con la corda di sicurezza.
Bassoli Massimo
Presidente provinciale F.A.S.I. |
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