Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada sede provinciale di Modena

 

Modena, 6 Marzo 2005
Comunicato Stampa


(con preghiera di diffusione)

Incidenti stradali
Non si abbassa la guardia?


A mio parere la guardia è già abbassata e i segnali sono abbastanza chiari.
Tanto per cominciare c’è bisogno di una certa chiarezza sui dati forniti dall’osservatorio provinciale che, purtroppo, non rispecchiano la realtà.
I numeri divulgati non tengono minimamente conto dei deceduti oltre il trentesimo giorno e non si parla della sottostima dovuta alla parziale trasmissione della scheda ISTAT, da parte dell’arma dei Carabinieri, pur essendone perfettamente a conoscenza.
Ufficialmente la provincia registra 119 decessi nel 2002, 102 nel 2003, 89 per il 2004
Il nostro misero osservatorio, leggendo le notizie riportate dalla stampa, ci indica un’altra realtà: 141 nel 2002, 134 nel 2003, 101 nel 2004.
Questi numeri ci sembrano sufficienti per rendersi conto della sottostima.
Indubbiamente positivo il calo indipendentemente dai numeri, calo a cui ha contribuito la riforma del CdS nel luglio 2003 ma allarmante la tendenza, di nuovo in crescita, che si inizia a notare tra il secondo semestre 2004 e l’inizio del 2004.
L’impegno delle amministrazioni locali in questo campo non è certo discutibile ma mi chiedo se l’amministrazione provinciale e quelle comunali, stiano mettendo in campo proprio tutte le forze e le attenzioni possibili.
La risposta a questa domanda è un perentorio no! Non c’è sufficiente attenzione: nel momento in cui si rilasciano autorizzazioni a progetti riguardanti nuove arterie, ne è un esempio il progetto della nuova complanarina, dove spesso ci si dimentica che nelle strade hanno diritto a circolare in sicurezza anche pedoni e ciclisti.
Non si comprende poi perché anziché realizzare percorsi dedicati all’utente debole lungo le arterie principali, dove si trovano abitazioni, scuole, negozi, luoghi di lavoro e, si progettino percorsi ciclabili in aperta campagna….comodissimi per arrivare alle fermate dei mezzi pubblici.
Non si comprende poi perché a Modena si continui a spingere ad alimentare la “febbre del pistone”? quando nonostante Crashtest severissimi e affidabili, ora anche a favore dei pedoni, freni antibloccaggio, controlli di stabilità e trazione, fari più potenti, che illumineranno nella direzione di marcia, "seguendo" le curve, airbag frontali, laterali, a tendina, anteriori, posteriori, cinture. distronic,impianti gsm, tv, cambio sequenziale, navigatore satellitare, sensori posteriori di parcheggio, sospensioni attive, sistemi di controllo pressione pneumatici, radar, quando con tutto questo ben di Dio, assolutamente protetti all’interno di questo meraviglioso mezzo, la gente continua a morire e rimanere invalida?
Com’è che nessuno dice chiaramente che i test sul pedone si fanno a 40 perchè un pedone investito a 50 km/h sopravvive (come?) nel 50% dei casi mentre a 70 ….muore?
Com’è che nessuno dice chiaramente perché la prova palo si fa a 29Km/h perché a 50 sarebbe un disastro?
Che razza di sicurezza è questa? E? questo è il mezzo sicuro di cui Modena si vanterebbe voler diventar santuario? Un mezzo che normalmente dispone di in centinaio di cavalli troppo spesso condotti da un sol somaro?
Sarebbe ora di iniziare seriamente a sensibilizzare chi sorpassa con linea continua, chi circola di sera in bicicletta a luci spente, chi trasporta minori senza seggiolino o senza adattatore ma, sopratutto, chi non rispetta i limiti di velocità, le condizioni psicofisiche dei conducenti,sarebbe ora che vi fosse una azione di prevenzione effettiva con controlli sulle strade che lo Stato si prendesse la briga di ripianare l’organico della Stradale, che l’Arma non si limitasse a chiedere che si mostri la patente solo per poter dimostrare di aver fatto un controllo, che scendessero in campo anche tutti gli altri corpi a cui spettano i compiti di polizia stradale come la Guardia di Finanza.
Sarebbe ora che i controlli dei Corpi di Polizia Municipale non riguardassero prioritariamente il disco orario scaduto o mancante ma i comportamenti prepotenti.
In questo campo molto potrebbe fare anche la Provincia; la Provincia, l’ente proprietario di quelle strade dove più sovente si registrano incidenti con esiti drammatici non può poi prometterci impegni che non potrà mantenere fin quando il Presidente provinciale e la Giunta tutta non comprenderanno che le campagne di sensibilizzazione sull’utente stradale non si fanno solo sulla carta e a scuola ma si fanno anche e soprattutto sulla strada sensibilizzando,nel portafoglio, chi si comporta male e studente non è più , ampliando ripianando l’organico della sua Polizia Provinciale, l’unico Corpo alle dirette dipendenze, e creando un apposito nucleo con specifici compiti di polizia stradale competente su tutte le strade del territorio provinciale al pari dell’Arma e della GdF.
Sono anni che lo chiediamo e sono anni che questa richiesta viene puntualmente disattesa.
Sarebbe anche ora che dagli uffici dei Giudici di Pace, pagati in funzione del numero dei casi trattati, si evitasse di emettere sentenze, di cui siamo a conoscenza, che, in alcuni casi, ci fanno dubitare della professionalità degli stessi.
Sarebbe ora che anche da parte della magistratura un diverso e più efficace impegno moralizzatore oggi inesistente.
Recentemente si è appreso dalla stampa che anche in caso di omicidio colposo, aggravato da omissione di soccorso la pena sarà pari a 14 mesi da non scontare
Quando un omicida, dopo aver constatato la rottura di entrambi i fanali, il cofano ammaccato, un pezzo di vestiario attaccato al parafango, con patente non valida in Italia e risultato positivo all’etilometro, che lascia un uomo morente sull’asfalto andandosene tranquillamente a letto, che imbastisce giustificazioni pensando di aver colpito un residuo, si ritrova gli stessi 14 mesi che furono inflitti ad un vigile di Savona nel 2003 per aver trattenuto 35000 lire da una multa; gli stessi 14 mesi inflitti a due topi d'auto riconosciuti colpevoli di avere tentato, nell'ottobre del 1999, il furto di una Fiat Uno; meno di quei 18 mesi inflitti nel 2004 ad un tizio di Brescia per aver emesso un assegno a vuoto di 700.000 lire meno di quei 18 mesi inflitti il 24 febbraio 2005 a quel cretino che palpeggiò con violenza una passante, ci si chiede che valore possa avere avuto per il Giudice quella vita tolta e se la pena irrogata sia veramente congrua al reato.
Ci piacerebbe ora sapere quale funzione moralizzatrice possano avere queste sentenze, quale stigmatizzazione di quel reato che, seppur colposo, crea lo stesso danno di un reato doloso ma, numericamente, un ben più elevato danno sociale.
Con il nuovo anno da poco iniziato, auspichiamo un più efficace contrasto a questo tributo di sangue unito ad una giustizia che non sottovaluti la responsabilità personale, non dimentichi le vittime, supporti la prevenzione e ripari il danno.
Per l’Associazione Italiana Familiari
E Vittime della Strada
Franco Piacentini

 

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