Associazione Italiana
Familiari e Vittime della Strada sede provinciale di Modena
![]()
Evento
davvero imprevedibile?
Ing. Luciano Fantini Membro della Consulta Nazionale
per la Sicurezza Stradale
Molto spesso in occasione di convegni e consulte sul tema della sicurezza stradale viene proposto, molto razionalmente, di individuare i punti neri presenti nella viabilità e di intervenire per eliminarli dopo averli monitorati.
Questa metodologia presuppone quindi
che l’incidente debba verificarsi (meglio se ripetutamente!) perché questo
permette “finalmente” di capire se in un certo posto esiste una pericolosità
intrinseca che vada eliminata.
Riteniamo invece che nella quasi totalità
dei casi prima che avvengano gli incidenti, possa essere già
perfettamente individuato il potenziale punto di elevata incidentalità,
ed anzi il così detto “punto nero” non avrebbe neppure dovuto presentarsi,
perché andava già eliminato nella fase di progettazione se si fosse tenuto
conto anche della variabile sicurezza: del pedone, del ciclista, del motociclista,
dell’automobilista!
Il caso che illustriamo come concreto esempio e le relative foto, ci sono state fornite dal nostro responsabile di Modena, Franco Piacentini.
Su una delle strade comunali l’amministrazione cittadina aveva individuato da tempo un percorso pedonale e ciclabile e lo aveva opportunamente evidenziato con la segnaletica prevista dal codice della strada (foto 1 e 2) .
Per motivi di viabilità e “sicurezza” l’ANAS ha costruito una nuova strada che ha tagliato l’esistente ed ha quindi costruito un cavalcavia per ricostruire il collegamento tra i due monconi.
Foto 1: al centro della foto è visibile il tratto di strada dismessa dopo la esecuzione del cavalcavia che si scorge sulla sinistra. È ben evidente dall’ apposita segnaletica anche la interruzione del preesistente percorso pedonale e ciclabile
Foto n.2: mostra l’altro recapito del cavalcavia; al centro è ben visibile il preesistente percorso pedonale e ciclabile che è stato eliminato senza che fosse prevista una struttura equivalente sul cavalcavia. Quindi il ciclista, prima di immettersi sulla rampa avrebbe dovuto attraversare la strada portandosi sulla destra, percorrere il cavalcavia e, giunto dall’altra parte , riattraversare la strada per riprendere la pista ciclabile! Invece l’eventuale pedone, mancando il marciapiede avrebbe dovuto proseguire sulla sinistra onde “salvaguardarsi” dai veicoli provenienti in senso contrario. Invece se il cavalcavia veniva imboccato dall’altra parte, i comportamenti di pedone e ciclista si invertivano: il ciclista doveva proseguire tenendosi sulla destra, il pedone doveva attraversare la strada per percorrere il cavalcavia in senso opposto a quello di marcia; al termine della rampa doveva riattraversare le corsie e riportarsi sul percorso pedonale…… ! |
![]() |
Il progettista dell’opera non ha però tenuto in conto che il cavalcavia sarebbe stato utilizzato non solo dai veicoli, ma , come già prima, anche dai pedoni e dai ciclisti, sebbene esistesse ben visibile il percorso attrezzato a loro dedicato che la nuova strada aveva inesorabilmente interrotto!
Era così manifesta la pericolosità del cavalcavia, aggravata inoltre dalla riduzione di visibilità creata dalle rampa e dalle curve, che non c’era bisogno che si verificassero incidenti per capire che quello era già un punto nero, indipendentemente dal fatto che fossero o no stati rilevati.
L’amministrazione cittadina infatti, aveva già ricevuto moltissime segnalazioni da parte di “normali” cittadini ben consci della potenziale pericolosità che si era creata, per avere sperimentato personalmente quanto facilmente si potesse essere investiti, specie di notte .
Non è stato fatto nessun intervento; neppure quello minimo di evidenziare con una segnaletica orizzontale almeno un’area di rispetto per il pedone .
Ed infatti un brutto giorno un ciclista che risaliva una delle due rampe è stato investito da un veicolo.
Nei giorni immediatamente seguenti l’amministrazione è finalmente intervenuta posizionando delle barriere che individuassero un’area di relativa sicurezza per pedoni e ciclisti (foto 3).
Recuperare la sottovalutazione iniziale in sede di progetto, oltre ad avere un costo elevato ed un tempo di esecuzione non breve, suona stonato nei confronti di chi avrebbe potuto essere ancora in vita e presente ai propri cari.

Foto 3: il mazzo di fiori posto sul guardrail e i segni per terra non lasciano dubbi sull’esito dell’investimento del ciclista! Le barriere posizionate con intervento “speditivo” dell’amministrazione hanno leggermente migliorato la situazione di pericolosità intrinseca della strada.
Se ci si fosse posti il problema del pedone o del ciclista al momento del progetto del cavalcavia, molto probabilmente l’incidente non si sarebbe verificato!
Il costo dell’opera non sarebbe aumentato di molto e la messa in sicurezza non avrebbe avuto le attuali condizioni di aleatorietà.
Non c’è comitato di quartiere, anche il più sprovveduto, che interrogato sulla sua zona di interesse non sia in grado istantaneamente di individuare siti ad alta pericolosità come quello descritto, a maggior ragione lo possono fare gli organi di polizia specie Municipale .