Il sacrario della Ghirlandina, museo spontaneo della Resistenza modenese
Se la città di Modena e la sua provincia possono considerarsi uno dei più importanti musei diffusi della Resistenza in Italia, il suo cuore va cercato in piazzetta Tassoni, ai piedi della Ghirlandina. Il mosaico di ritratti fotografici in bianco e nero, ordinati in tre grandi teche affisse alla base della torre civica, dalla Liberazione è il “museo spontaneo” della Resistenza modenese, nato per un gesto di necessità popolare e privo di intenti celebrativi. Dove oggi campeggiano centinaia di volti di partigiani caduti, all'indomani della Liberazione fu affissa per la prima volta una fotografia, unico effetto personale di un corpo non identificato ritrovato in quel punto, con la speranza che qualche passante potesse riconoscere il defunto. Sull'onda di questo gesto, la popolazione iniziò a utilizzare il muro della torre per affiggervi le fotografie dei familiari dispersi o caduti durante la Resistenza, con la medesima speranza di ottenere qualche notizia. Inizialmente fissati a listelli di legno addossati al muro, dopo il 1946 i ritratti vennero rimossi (in occasione delle elezioni politiche del 1948, la Ghirlandina fu tappezzata di manifesti elettorali) per ricomparire nel 1949, quando l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia raccolse circa 1.370 fotografie.
Nel 1951, su pressione di alcuni cittadini contrari alla presenza del sacrario sul monumento più rappresentativo della città, la Soprintendenza bocciò il progetto di riordino e ne decretò la rimozione. L'ingiunzione arrivò però quando le tre nuove tabelle inclinate erano già state poste e, tra ordini di trasferimento e domande di proroga, motivate anche dalla volontà dei familiari di caduti di non spostare il sacrario, a metà degli anni Cinquanta cessarono le ingiunzioni di rimozione. Mentre la Soprintendenza indicava come impropria la collocazione del monumento in un luogo che non fu mai teatro di episodi resistenziali significativi, le famiglie dei caduti rispondevano che “se il Duomo, la Ghirlandina e la città esistono tuttora, questo è dovuto al supremo sacrificio dei loro cari”. Da allora, la collocazione del sacrario non fu più in discussione e, nonostante Modena nel corso degli anni abbia visto sorgere molti e vari monumenti dedicati alla Resistenza, quello alla base della Ghirlandina è ancora oggi il luogo-simbolo della memoria della città.
A cura di Daniela Garutti
Per saperne di più
Claudio Silingardi, Metella Montanari, Storia e memoria della Resistenza modenese 1940-1999, Ediesse, Roma 2006






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