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Comunicato
stampa, 5 settembre 2011
Stop all’impianto di San Dalmazio: una
questione di sostanza
Apprendiamo che le motivazioni addotte per fermare
l’impianto di San Dalmazio sono, al momento, di natura esclusivamente
formale: mancanza di svincolo geologico alla movimentazione dei terreni,
assenza del titolo di imprenditore agricolo del proponente, non
possesso dei requisiti di assoggettabilità al Dlg 152/06, ecc…
Una forma ovviamente necessaria, ma che non può essere disgiunta
da quelli che sono i reali motivi per i quali questo tipo di progetto
non sia da autorizzare.
Nella relazione tecnica generale si dichiara che i materiali da trattare
termicamente potrebbero comprendere oltre al materiale organico, anche
rifiuti solidi urbani e speciali.
Forti dubbi anche sulla garanzia di filiera corta per l’approvvigionamento
delle biomasse necessarie al funzionamento dell’impianto se
è vero che, occorrerebbero circa 400 ettari di
terreno agricolo con colture dedicate.
Non è chiaro inoltre come verranno gestiti e di che natura
siano i materiali di risulta della combustione: dove e con quali modalità
verranno stoccati, trasportati e i luoghi di destinazione.
Le quantità necessarie al funzionamento dell’impianto
sono rilevanti, circa 2,3 tonnellate/ora, con conseguente impatto
sulla qualità dell’aria determinato dai mezzi pesanti
sia in ingresso, che in uscita per lo smaltimento dei materiali residui.
Difficile infine determinare le caratteristiche dei fumi in espulsione
dal camino con conseguente e motivata mobilitazione dei cittadini
preoccupati per gli effetti sulla salute e sul territorio di un tale
impianto.Per il funzionamento dell’impianto sarà necessario
utilizzare anche combustibile fossile, cioè 30 litri/ora di
gasolio e, a fronte di una produzione elettrica di 1 megawatt elettrico
(incentivata), verranno dissipati in ambiente circa 4,3 megawatt termici.
Le caratteristiche di questo impianto sono molto lontane dalle proposte
avanzate da Legambiente, a favore di un modello energetico basato
sulle fonti rinnovabili, distribuito, democratico, attento all’integrazione
nel paesaggio, al corretto utilizzo delle risorse
presenti sul territorio, alla reale domanda di energia e all’efficienza
degli impianti e dei sistemi di gestione e al coinvolgimento diretto
dei cittadini. Tali proposte sono state presentate in fase di redazione
del Piano Programma Energetico Provinciale e rivolte essenzialmente
agli
amministratori locali per i quali auspichiamo ci sia una valutazione
non solo formale rispetto alla fattibilità dei progetti che
vengono loro presentati, ma con la prospettiva di favorire le condizioni
per creare delle filiere sostenibili agri-energetiche e di gestione
dei
rifiuti biodegradabili che permettano attraverso gli impianti di produrre
energia elettrica, termica e per altri usi (es. biometano) per le
utenze nel e del territorio, evitando il proliferare di
impianti realizzati solo a fini speculativi.
Di seguito lo stralcio delle proposte presentate per il Piano Programma
Energetico Provinciale relativo agli impianti da biomasse e biogas
e sulla trasparenza delle procedure.
Impianti da biomasse e biogas.
L’obiettivo è di valorizzare il contributo
energetico di risorse agricole, forestali, di recupero delle filiere
agro-zootecniche e agro-industriali, urbane (nel caso di digestione
anaerobica) in
impianti con bilanci ambientali, territoriali e energetici virtuosi.
La prospettiva è quella di favorire le condizioni per creare
delle filiere agri-energetiche e di gestione dei rifiuti biodegradabili
che permettano attraverso gli impianti di produrre energia elettrica,
termica e per altri usi (es.biometano) per le utenze nel territorio.
Per Legambiente sono in particolare due i criteri da introdurre nella
valutazione dei progetti necessari a rendere possibile una prospettiva
che eviti l’utilizzo di biomasse di provenienza estera e comunque
esterna all’area territoriale di ubicazione degli impianti,
e comunque senza garanzie di tracciabilità e di uso corretto
del suolo:
- fissare degli standard di efficienza per gli impianti, in modo da
spingere la cogenerazione, ossia la produzione sia di energia elettrica
che di calore, e prevedere piano di gestione dell’energia termica
in modo da realizzare impianti efficienti e che possano
contribuire a soddisfare fabbisogni locali e quindi anche calore da
utilizzare per utenze industriali, attività o reti di teleriscaldamento
degli edifici;
- introdurre dei criteri per valutare il ciclo energetico
e ambientale delle biomasse, compreso il ciclo di utilizzo dei residui
(digestato, ceneri, ammoniaca ecc.) e dunque il tipo di biomasse utilizzabili
negli impianti (colture, scarti agricoli e di verde urbano, scarti
di
lavorazione del legno e legna non trattati), sulla base delle indicazioni
della Direttiva RES (2009/28) per quanto riguarda l’efficienza
energetica delle filiere dei biocarburanti (es. almeno il 35% di risparmio
globale di emissioni CO2 equivalenti rispetto all’uso
di combustibili fossili).
Si dovrebbero individuare, sulla base di un censimento
delle risorse locali disponibili (agricole, forestali, agroindustriali,
urbane) aree vocate a distretti agro-energetici e definire comunque
dei limiti di potenza massima complessiva degli impianti installabili
a scala provinciale o a scala di distretto. Si dovrebbero favorire
i progetti che prevedono contratti di filiera firmati con aziende
o associazioni agricole del territorio e l’utilizzo di biomasse
che rientrino nelle vocazioni produttive dei territori (ad esempio
il cippato di legno nelle aree montane, i resti della viticoltura
nelle aree collinari, ecc.). Inoltre nelle valutazioni dei progetti
nelle aree classificate come vulnerabili relativamente alla direttiva
nitrati, è necessario che gli impianti a biogas prevedano la
denitrificazione del digestato e il reimpiego di questo come ammendante
nei terreni agricoli: in generale in tutti gli impianti va richiesto
il reintegro nel terreno dei sottoprodotti della gassificazione, laddove
utili ai fini di fertilizzazione e ristrutturazione del terreno. Una
direzione di questo tipo permette di chiarire la direzione che si
vuole favorire nello sviluppo degli impianti da biomasse e biogas,
e consente di dare certezze agli imprenditori seri e ai progetti che
rispondono a obiettivi di efficienza e integrazione nel territorio,
fermando gli interventi speculativi.
Trasparenza delle procedure e informazione dei cittadini
Fondamentale è porre attenzione alla massima trasparenza dei
processi e informazione dei cittadini, a garantire in ogni modo la
legalità. In questa direzione riteniamo necessario che la Provincia
organizzi i
propri uffici per rendere possibile la trasparenza delle procedure
di approvazione dei progetti e dunque intervengano per:
- dare notizia di tutte le procedure, norme e vincoli
che riguardano i progetti da fonti rinnovabili, nonché dello
stato dell’iter per ogni progetto e del quadro delle installazioni
nel territorio, attraverso il sito internet e aggiornando periodicamente
le informazioni. Prevedere che nella fase di presentazione dei progetti
sia introdotta una presentazione pubblica dei progetti nei Comuni;
- stabilire l’obbligo di comunicazione di cambi
di proprietà in tutte le fasi in modo che sia garantita la
più completa trasparenza e fissare dei limiti alla compravendita
dei permessi onde fermare il mercato delle autorizzazioni dei progetti.
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il comunicato (pdf)
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