Modena, lì 29 novembre 2004.
“COMUNICATO STAMPA”
LA POLEMICA SULLA CHIUSURA DELLA DISCARICA
DI VIA CARUSO HA RIAPERTO IL TEMA DELLA STRATEGIA
DELL’AMMINISTRAZIONE LOCALE PER LA RACCOLTA
DEI RIFIUTI - LEGAMBIENTE MODENA ESPRIME UN GIUDIZIO
NEGATIVO SULLA DELIBERA PROVINCIALE PER IL RADDOPPIO
DELL’INCENERITORE DI VIA CAVAZZA, BASATA SU
UN NON RASSICURANTE STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
E SUL PRESUPPOSTO DI PRIVILEGIARE L’INCENERIMENTO
A SCAPITO DELLE POLITICHE DI RIDUZIONE E DI RICICLAGGIO.
CHIEDIAMO INVECE UNA STRATEGIA CREDIBILE PER RADDOPPIARE
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA!
La recente delibera della giunta provinciale
di Modena che autorizza l'ampliamento dell'impianto
di incenerimento dei rifiuti pone seri interrogativi
sulla tutela della salute pubblica e sulle scelte
intraprese dalla Provincia per quanto riguarda la
pianificazione strategica della raccolta dei rifiuti.
Il primo aspetto preoccupante che emerge dall’analisi
del SIA (Studio di impatto ambientale) proposto
da META è che con l'entrata in funzione dell'impianto
di incenerimento nella sua massima potenzialità
di 240.000 ton/anno, prevista per il 2007, si ottiene
un sicuro peggioramento della qualità dell'aria
in città che già soffre dell'impatto
notevole del traffico veicolare.
Il SIA non ci rassicura affatto su quello che sarà
lo scenario futuro.
Sappiamo inoltre dalla letteratura di esempi eclatanti
di inquinamenti causati da sostanze come le diossine
e i furani (sostanze cancerogene e mutagene) e metalli
pesanti, che escono comunque dal camino dell'inceneritore
nonostante gli ultimi ritrovati tecnologici come
i sistemi di ultrafiltrazione capaci di mantenere
il carico inquinante mediamente nei limiti imposti
dalla normativa. Difatti l'impianto per garantire
che la fuoriuscita del carico delle sostanze inquinanti
rientri nei limiti di legge,deve funzionare a regola
d'arte, cioè in condizioni perfettamente
stabili e senza sbalzi di temperatura; e questo
nella gestione reale non sempre avviene, soprattutto
nelle fasi di accensione e spegnimento. Inoltre,
sempre per garantire quanto sopra detto, i rifiuti
bruciati dovrebbero essere omogenei per qualità,
cosa che è difficile ottenere e controllare
nella realtà.
L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda
livelli zero per alcune sostanze come la diossina,
che vuol dire che se pur presente in tracce è
un potenziale veleno mortale.
Non vale nemmeno il principio di "termovalorizzazione"
perché il costo dell'energia recuperata è
più alto del prezzo corrente dell’energia
elettrica disponibile in rete. E soprattutto la
“termovalorizzazione” per poter funzionare
bene deve bruciare rifiuti con alti contenuti energetici
quali le plastiche e la carta a scapito delle politiche
di riciclaggio e riduzione, vittime dell’ottica
oggi prevalente di gestione privatistica dei servizi
pubblici municipali. Legambiente Modena è
per triplicare la raccolta differenziata con una
strategia credibile. Raccogliere carta, vetro, plastica
e biomasse con percentuali pari ad oltre il 60%
- 70% è già oggi una realtà
in molti comuni, grazie alla raccolta porta a porta
presso le case e le imprese e utilizzando incentivi
fiscali e campagne informative. Non avremmo così
bisogno di rovinarci la vita raddoppiando l'attuale
potenzialità del "termovalorizzatore".
Legambiente Modena