| FOCUS >> INCENERITORI: SOLUZIONE O PROBLEMA? |
PERCHE' IL WWF E' CONTRARIO AL MASSICCIO IMPIEGO DEGLI INCENERITORI DI RIFIUTI SOLIDI URBANI. Gli inceneritori di Rifiuti Solidi Urbani con recupero di energia, detti anche termo-valorizzatori, sono ormai indicati da alcuni, Amministratori e Tecnici, come "LA" soluzione al problema dei rifiuti, con il vantaggio di produrre energia. È ormai noto che anche la Regione Lazio ha programmato la realizzazione di 5 impianti di questo tipo, da aggiungere a quelli di Colleferro (RM) e di San Vittore (FR) in fase di collaudo. C’è poi l’inceneritore di Ponte Malnome (Roma) per rifiuti ospedalieri. Inceneritori e discariche non affrontano il problema dei rifiuti alla radice, cioè incidendo sulle cause e sui meccanismi che portano all’aumento dei rifiuti, ma cercano solo di limitarne l'accumulo. Si tratta sostanzialmente, come ha ribadito la stessa Unione Europea, di forme di smaltimento. Inoltre, l’incenerimento ed il conferimento in discarica dei rifiuti, rappresentano una perdita di risorse e materie prime che potrebbero essere recuperate e riciclate in modo da sfruttare in misura minore le risorse non rinnovabili della Terra. Le uniche azioni che possono “distruggere” i rifiuti sono la non produzione, il riutilizzo degli oggetti e il riciclaggio dei materiali. Il WWF ritiene quindi che Ridurre, Riparare, Riciclare, Riutilizzare siano i principi da seguire per gestire adeguatamente il problema dei rifiuti solidi urbani nell’ottica dell’ uso sostenibile delle risorse naturali.I FUMI E LE CENERI SONO UN CONCENTRATO DI SOSTANZE TOSSICHE. Un principio della fisica universalmente riconosciuto, il principio di conservazione della materia, ci dice che le stesse quantità di materiali che entrano in un inceneritore, ne usciranno. Un bilancio di massa delle emissioni gassose, liquide e solide non potrà che pareggiare, fino all’ultima molecola, la quantità di materiali immessi. Certo ne usciranno trasformati e diversamente aggregati. L’ampio spettro di reazioni chimiche che avvengono nella combustione di elementi molto diversi presenti nei rifiuti, distingue l’incenerimento dalle altre combustioni (ad esempio quelle nelle centrali termoelettriche) ottenute con combustibili autorizzati, caratterizzati da proprietà costanti. Le innumerevoli sostanze prodotte dall’incenerimento interagiscono nelle diverse sezioni dell’impianto, e formano ulteriori composti, spesso assenti nel rifiuto originale e più pericolosi. Diossine, furani, policlorobifenili e altri composti simili, vengono così in buona parte sintetizzati ex novo. L’incenerimento rilascia anche quantità assai elevate di metalli pesanti. Per quelli rilasciati nei fumi la migliore tecnica oggi a disposizione permette solo di trasferirli nei residui solidi e/o idrici degli stessi inceneritori, che peraltro ne sono già carichi. La capacità di trasferire sostanze tossiche dalla fase aeriforme a quella dei residui solidi da conferire a discarica, è il solo indicatore che misura la “modernità” delle prestazioni di un inceneritore.L'INCENERIMENTO NON ELIMINA LA DIPENDENZA DALLE DISCARICHE. < Il fatto che un inceneritore possa ridurre del 90% il volume e del 70% il peso dei rifiuti non deve trarre in inganno. Infatti tale stima non tiene conto che alcuni rifiuti non bruciano (ad es. ferro, vetro quando non vengono separati a monte), ed altri se ne producono: le ceneri, quasi un terzo dei rifiuti trattati, i fumi contenenti ceneri volatili e gas prodotti nel processo di combustione, i fanghi di depurazione, i carboni attivi e gli inerti (nel caso di inceneritori a letto fluido). Tenendo conto di questi fattori, la reale riduzione in volume dopo l'incenerimento è del 60/70%. Una riduzione analoga è ottenibile con sistemi di raccolta differenziata spinta, compostaggio dell'organico, diffusione del vuoto a rendere, recupero dei materiali e riduzione degli imballaggi, diffusione di imballaggi facilmente riciclabili. Inoltre le ceneri prodotte dagli impianti devono essere smaltite in una discarica per rifiuti speciali, perché come già ricordato contengono metalli pesanti ed altre sostanze tossiche e nocive (diossine, furani, PCB) prodotte nel processo. Più i sistemi di abbattimento dei fumi sono moderni ed efficaci, più sono le sostanze tossiche che si accumulano nelle ceneri. La stessa acqua utilizzata per il lavaggio dei fumi è altamente inquinata. I lavoratori dell'inceneritore e gli autisti dei camion che conferiscono le ceneri nelle discariche sono esposti agli inquinanti in esse contenuti. Nel Lazio al momento non ci è possibile dire dove vengono smaltite le ceneri derivanti dagli inceneritori attualmente presenti.L'INCENERITORE È IL METODO DI GESTIONE CHE CREA MENO POSTI DI LAVORO. Nel volume "State of the world 1995" (il rapporto annuale sullo stato del pianeta stilato dal Worldwatch Institute), si sono poste a confronto le opportunità occupazionali offerte dal riciclaggio con quelle di discarica e termo-distruzione. I risultati parlano chiaro. Per ogni milione di tonnellate di rifiuti solidi si creano: * 80 posti di lavoro con l'incenerimento; * 600 posti di lavoro con la discarica; *1600 posti di lavoro con la raccolta differenziata finalizzata al riuso e riciclo dei materiali. A differenza della raccolta differenziata, in cui la manodopera è costante nel tempo, l’inceneritore necessita di manodopera solo in fase di costruzione dell'impianto, ed i proventi vanno alle Società costruttrici e non alla comunità che lo ospita. Inoltre se l’impianto è di proprietà di una società privata (cosa che avviene praticamente sempre), questa è libera di accettare i rifiuti in base alle leggi del mercato, eventualmente anche da altre Regioni. Ad esempio nel Lazio al momento non ci è possibile precisare da dove provengono i rifiuti che alimentano gli inceneritori attualmente presenti.L'INCENERITORE È IL METODO DI GESTIONE PIÙ COSTOSO. Ovviamente per fare un paragone con gli altri sistemi di gestione dei rifiuti bisogna considerare anche i cosiddetti “costi nascosti”, ovvero i costi ambientali e sanitari che vengono sostenuti dalla collettività. Ma anche se consideriamo solo il costo ed il tempo di realizzazione di un impianto (almeno 60 milioni di euro e almeno 4-6 anni di lavori), quello che si ravvisa nel panorama italiano è la totale mancanza dell'analisi delle alternative, procedura quantomeno doverosa nel caso di finanziamenti (pubblici) così consistenti: bisognerebbe quindi porsi la domanda cosa è possibile fare nel campo della riduzione della produzione e del riciclaggio di materia con i finanziamenti necessari alla costruzione di un solo inceneritore e nell'arco di tempo necessario alla sua realizzazione?ATTRAVERSO RIUTILIZZO E RICICLAGGIO SI RISPARMIA PIÙ ENERGIA DI QUANTA SE NE PRODUCA CON L'INCENERIMENTO. Bruciare i rifiuti significa andare a prelevare nuove risorse (materiali, acqua ed energia elettrica) per realizzare nuovi prodotti. L'incenerimento recupera solo l'energia dovuta al potere calorifico di un oggetto (il potere calorifico è il calore - misurato in calorie - che è possibile ottenere da un materiale durante un processo di combustione), ma non l'energia e le risorse necessari alla sua produzione. In una ricerca effettuata dal prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) si è calcolato che il risparmio energetico possibile con il riutilizzo ed il riciclaggio è da 3 a 5 volte superiore al recupero energetico realizzabile con l’inceneritore. Quando si parla di recupero energetico dall’incenerimento dei rifiuti si commette un grossolano errore sul piano scientifico. È come se uno trovasse in strada un orologio d’oro e lo cedesse ad un passante a 10,00 euro, sostenendo di aver attenuto un vantaggio economico. Non si può banalizzare il problema semplicemente valutando il calore prodotto dal processo di incenerimento che si riesce ad utilizzare ma è necessario fare una corretta analisi energetica. I materiali che entrano in un inceneritore portano con sé un bagaglio energetico (o meglio si dovrebbe dire emergetico), costituito da: 1. l’energia direttamente ed indirettamente utilizzata per produrre ciascun materiale 2. l’energia usata per dargli la forma desiderata 3. il potere calorifico 4. l’energia spesa per le varie operazioni di trasporto 5. l’energia spesa per la raccolta 6. l’energia spesa per triturarlo e compattarlo per la produzione di CDR (combustibile da rifiuti) Per quanto riguarda le materie plastiche (INSERIRE LINK A http://www.wwf.it/Lazio/documenti/pag_rifiuti_plastica.asp), che sono le più appetite dagli inceneritori in virtù del loro elevato potere calorifico (in media 5.000 kcal/kg), molto superiore a quello delle altre componenti degli RSU (non oltre 2.000 Kcal/kg), l’energia che esse possono liberare bruciando è circa un terzo di quella servita per produrle e che viene persa irreversibilmente nel processo. Considerando le altre componenti del bagaglio energetico del CDR è evidente che il suo incenerimento comporta non un recupero ma un macroscopico spreco energetico; in altre parole, bruciare un materiale sintetico, significa buttar via per sempre tutta l’energia spesa per produrlo sancendo la sua prematura morte termodinamica. È questo il motivo per cui in altri Paesi si preferisce riutilizzare il più possibile questi materiali, in grado di mantenere le loro proprietà per molte decine di anni, anziché affrettarsi a distruggerli dopo il primo utilizzo, come facciamo in Italia. Inoltre l'energia prodotta bruciando i rifiuti, non può considerarsi "rinnovabile" (come ha precisato l’Unione Europea INSERIRE LINK A POSIZIONE UE.doc) in quanto nei rifiuti sono contenuti materiali, quali la plastica, derivati da combustibili fossili, e quindi esauribili. L'utilizzo della plastica come "combustibile" rischia anzi di generare un circolo vizioso petrolio – produzione – plastica – incenerimento altamente dissipativo e di alto impatto ambientale.LA TERMODISTRUZIONE È IN COMPETIZIONE CON RIDUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA. Questo aspetto è sicuramente quello su cui il WWF invita a riflettere con maggiore attenzione, per evidenziare le contraddizioni e le incognite di una politica di gestione dei rifiuti basata sugli inceneritori, in un quadro normativo che invece pone al primo posto la riduzione ed il riciclaggio. Carta e plastica, ambedue riciclabili, sono i materiali che possiedono il maggior potere calorifico. Se si provvedesse al loro sistematico riciclaggio come materiali, diverrebbe non-economico ricavare energia dalla combustione dei rifiuti. Infatti gli impianti di incenerimento operano in continuo per almeno 310 giorni all'anno 24 ore su 24, quindi per assicurare continuità di funzionamento dell'impianto servono contratti certi di incenerimento rifiuti fatti a priori, con il risultato di vincolare la produzione dei rifiuti delle famiglie alla necessità di alimentare gli impianti, gestiti dai privati. Quantitativi costanti di rifiuti non sono compatibili con le politiche di riduzione prescritte dalle normative. Come mai gli inceneritori tedeschi hanno accettato ben volentieri i rifiuti derivanti dall’emergenza in Campania? Evidentemente gli inceneritori in Germania sono stati realizzati PRIMA dell’applicazione di efficaci politiche di riduzione dei rifiuti (riduzione degli imballaggi del 7,8% in due anni), tanto che si sono poi trovati con uno scarso approvvigionamento e molti impianti di incenerimento sono adesso sottoutilizzati. C'è, poi, il rischio che i Comuni decidano di ridurre al minimo la raccolta differenziata, spinti dalla comoda (anche se costosa) presenza dell'inceneritore. Gli Amministratori potrebbero essere oggetto di pressioni da parte dei gestori dell'impianto, non interessati a ridurre la quantità dei rifiuti da bruciare. Infatti gli impianti dovrebbero funzionare al massimo, sia per ammortizzare gli enormi investimenti, sia per produrre energia da vendere all'ENEL, tenuta per legge a pagare, per i primi otto anni di vita dell'impianto, un sovrapprezzo a titolo di incentivo.QUALI SONO GLI ASPETTI SANITARI LEGATI ALL’INCENERIMENTO? È la domanda forse più inquietante: quante emissioni inquinanti producono gli inceneritori e quali sono le possibili conseguenze sulla salute? Ci sono sicuramente stati progressi riguardo ai sistemi di abbattimento degli inquinanti, ma ciò ha portato anche ad un aumento dei costi di gestione e di manutenzione degli impianti. È impossibile effettuare monitoraggi in continua per le sostanze più tossiche (quali le diossine): i dosaggi sono molto delicati ed i risultati richiedono almeno una settimana di elaborazione e di analisi. Si ritiene che, se le condizioni operative vengono mantenute costanti, le emissioni tossiche avranno piccole fluttuazioni. Il controllo attualmente è quindi solo indiretto, in base alle condizioni di combustione (la temperatura). Chi assicura che gli organi preposti riusciranno ad effettuare controlli che garantiscano “minuto per minuto” il rispetto dei limiti di legge e la sicurezza della popolazione? I limiti di legge riguardano peraltro l’emissione giornaliera degli impianti, non l’accumulo nell’ambiente circostante delle sostanze tossiche, caratteristicamente molto persistenti e bioaccumulabili negli organismi. Ovvero, anche se giornalmente viene emessa una quantità inferiore ai limiti di legge, queste sostanze si accumulano nell’ambiente ed entrarano gradualmente nella catena alimentare. Le norme italiane ed europee aggiornano e riducono continuamente i limiti di emissione dei composti chimici prodotti dall’incenerimento e rilasciati in atmosfera. Oggi , nonostante siano stati censiti oltre 250 di questi composti - limitandosi ai soli composti organici nei fumi dell’incenerimento dei rifiuti in servizio pubblico - esistono norme specifiche per soli 20 degli inquinanti rilasciati in aria dagli inceneritori. Invitiamo ad esaminare il dossier “Incenerimento e salute umana” presente nella sezione DOCUMENTI.INCENERIMENTO SOLO COME SOLUZIONE RESIDUALE … FORSE. Per tutte queste ragioni, il WWF propone di non parlare di inceneritori se prima non si realizzano le azioni prioritarie previste dalla normativa: Raccolta Differenziata finalizzata al riuso e al riciclaggio. Un obiettivo superiore al 50% non è utopistico, si separano i rifiuti domestici da quelli derivanti da attività (commerciali, produttive, terziarie,…) e se si attua il passaggio dalla tassa alla tariffa sui rifiuti, per cui chi più differenzia meno paga. Significativi risultati sono quindi stati raggiunti in contesti diversi anche in Italia, confermando quanto avviene all’estero. Quindi, solo nella situazione di un consolidato sistema di raccolta differenziata e di riduzione a monte è possibile dimensionare in maniera appropriata un eventuale inceneritore, destinato solo allo smaltimento del “resto”. Ma la strada è ancora lunga e al momento degli inceneritori meglio non parlarne, tanto più che, visti i lunghi tempi di realizzazione degli impianti (dai 4 ai 6 anni) non è possibile proporli come soluzione per far fronte a situazioni di emergenza!.Tutto questo è stato comunicato dal Presidente del WWF Italia Fulco Pratesi a tutti i Governatori delle Regioni Italiane. Per ulteriori approfondimenti: Rete di associazioni contro l’incenerimento dei rifiuti: www.inceneritori.org Come funziona realmente un inceneritore? http://www.greenpeace.it/inquinamento/inctour.htm |
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